Piccolo festeggiamento

La ferita alla fronte si sta rimarginando e i dolori al collo e alla schiena stanno aumentando o è solo una reazione all’incidente di ieri mattina. Di notte sono riuscito a dormire ma non profondamente come al solito. Ho un po’ la testa pesante e le orecchie fischiano un po’. Ho bisogno di tempo per riposare.

Oggi con la nonna abbiamo festeggiato questi tre mese di impegno di Elena e gli ultimi dodici anni di studio che l’hanno portata dalla scuola elementare diritta fino all’università. Sicuramente si sarebbe potuto fare di meglio e per questo ci sono rimpianti ma più che rimpianti vogliamo rivedere il passato per poi cercare di plasmare i prossimi anni nel miglior modo possibile. La nonna, novantenne, ha mangiato insieme a noi con buon appetito e curiosità per il futuro. Le piacciono questi preparativi e vuole che Elena si presenti bene alla cerimonia di ammissione all’università. Le chiedeva sui vestiti, sulla borsa, scarpe, calze, camice e infine su quando si decide ad andare dal parrucchiere. Abbiamo mangiato forse un po’ troppo e Elena ha finalmente capito, almeno un po’, che non deve mangiare tutto in una volta ma che tra un boccone e l’altro può anche partecipare alla conversazione.

Di buonumore, dopo aver incontrato un amico italiano con molte gatte da pelare, sono passato davanti a una negozio di torrefazione, o almeno pensavo invece questo si è trasformato in un cafè dall’atmosfera “adulta”, da jazz bar, con le luci soffuse e dall’interno tutto color marrone scuro. Circa un anno fa avevo conosciuto il proprietario, un giovane ragazzo sulla trentina, il cui progetto futuro era quello di aprire un cafè, sogno che è riuscito a portare a termine.

Innanzitutto si è sorpreso per il mio aspetto non troppo presentabile ma tra un complimento e l’altro e tra un cliente e l’altro, tutte persone originali, ci siamo aggiornati su questo lungo periodo di assenza reciproca. È stato interessante ed educativo parlare con le persone che entravano per comprare il caffè. Ognuna con un proposito diverso. Chi con quello di parlare, chi con quello di mostrarsi e poi di uscire allegro in un battibaleno, chi a passare una trentina di minuti tranquilla a gustarsi l’atmosfera del posto. Gli ho promesso di fargli un po’ di pubblicità. Ovvimante il caffè è buonissimo, sì ho bevuto un caffellatte che non avrei dovuto bere perché non posso bere il caffè specialmente quello di un negozio dove il caffè è vero caffè e dove ci sono ben diciotto tipi di caffè (lui mi ha spiegato la differenza ma francamente non ho capito molto). Metto il suo indirizzo così se qualcuno passa per Kyoto e vuole bere un buon caffè (caruccio, sui cinque euro a tazza) può passare e fare un po’ di amicizia:

http://www.cafe-de-corazon.com/

About fabiosalvagno

Un italiano veneziano stabilitosi a Kyoto nel 1991. Dopo molte vicissitudini e la perdita di mia moglie, vivo con mia figlia Elena di sedici anni. Amo da morire fotografare e il mondo della fotografia.
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