Sveglia alle cinque e trenta

Oggi Elena è uscita presto per andare alla festa dello sport della scuola che si è svolta in un’università situata nella parte sud di Kyoto. Non era dell’umore migliore perché non le piace svegliarsi presto: è un tipo notturno. Così ci siamo svegliati presto e dopo aver preparato obento l’ho accompagnata alla stazione, come un maggiordomo, e le ho augurato una buona giornata. Aspettando il treno e per tirarla sù abbiamo parlato per alcuni minuti ed è venuta fuori una scena del suo viaggio solitario a York. Più precisamente quando ha fatto il transito a Amsterdam e stava quasi per piacere. Le persone intorno a lei erano vivamente preoccupate e nell’aereo per Leeds, il signore seduto accanto a Elena le ha detto che lui stava studiando cinese. A quel punto si è molto confusa ma almeno ha capito cosa dicesse questo benedetto uomo (l’inglese lo capisce eccome!!). Sorridendo mi ha detto che non vorrebbe più viaggiare da sola all’estero ma spero di farle cambiare idea.

Oggi, è il nome di una rivista di moda. No. Ricomincio. Oggi sono stato ancora a fotografare gli studenti della classe di intaglio di statue di buddha e di dei indiani. Ho consegnato le fotografie che avevo fatto ancora due mesi fa e ne sono rimasti contenti. Fotografavo e stavo cercando delle nuove scene, non mi è andata bene ma almeno ho fotografato e guardato nell’obbiettivo.

In serata, prima della lezione sono passato per due minuti alla Canon Gallery e li ho incontrato la fotografa della mostra che dovrebbe cominciare domani. Mi ha invitato al seminario-festa di venerdì sera prossimo. Mi ha chiesto subito se uso Twitter o Facebook. Mi sa che dovrò comprare anch’io un android o simili. “Su Facebook basta che ti iscrivi così da poter partecipare alla festa”. Vuole sicuramente sapere chi verrà. Ci andrò perché la sua mostra ha come tema le ragazze-giovinezza. Un po’ alla volta sto cominciando anch’io a fotografarle e per il momento mi sembra di nuotare in un mare inseplorato e in parte incomprensibile. Imparerò qualcosa.

E “cazzo” per finire. Da due mesi sto usando il film “Manuale d’amore 3” nelle lezioni e questa parola sembra risaltare sulle altre. Giustamente mi è stato chiesto come si usa, il significato lo conoscono già. Ho accennato a un “ma che cazzo vuoi!” inciso e a un “che cazzo è!?”. Il resto lo potranno praticare una volta in viaggio nel Bel Paese.

About fabiosalvagno

Un italiano veneziano stabilitosi a Kyoto nel 1991. Dopo molte vicissitudini e la perdita di mia moglie, vivo con mia figlia Elena di sedici anni. Amo da morire fotografare e il mondo della fotografia.
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