Nagatsuki concerto

Questa è la terza volta che faccio da fotografo per il concerto di Kato Masue per il suo concerto. E mi sono stancato moltissimo. E non sono riuscito a godermi le bellissime canzoni e la forza e vitalità con cui le ha cantate. Si vede che fisicamente non son ancora ritornato ai livelli del passato. Inoltre devo scrivere che non riesco più a divertirmi come facevo in passato.

Anche questa volta tutto è cominciato alle 11 con le prove ed è finito alle quattro e trenta con la foto di gruppo finale. Anche questa volta mi ero ripromesso di fare poche foto ma buone però ne avrò fatte più di cinquecento. Non le ho ancora ne guardate ne contate perché voglio lasciare un po’ di tempo prima di rivederle al pc per poter sceglierle con un occhio diverso.

Questa volta ho portato un teleobbiettivo che avevo comprato un mese fa e mi sono trovato benissimo. Avevo portato due macchine fotografiche ma una l’ho lasciata a lato del palcoscenico e non l’ho mai usata. Avevo anche comprato due memory card da sedici gigabyte fresche fresche e mi sono state utilissime. Sono così riuscito a concentrarmi sullo spettacolo ma in testa avevo in mente i commenti negativi che avevo ricevuto i mesi scorsi e non sono risucito a togliermeli dalla testa.

Volevo fotografarla per far sentire che tipo di ottima e bravissima cantante sia Kato Masue, i movimenti delle mani e il controllo dei muscoli. Questa volta ha anche cantato cercando di superare se stessa e si è visto dai lunghi applausi del pubblico e dai “brava!” che ha ricevuto. Ho cambiato più volte angolature ma mi sono concerntrato sulle foto prese davanti perché sono quelle che poi in teoria dovrebbero venire usate per gli opuscoli e per i poster. Prendere un’immagine di una cantante che vada bene con l’immagine di se stessa è un’impresa difficilissima e una delle ragioni è che non riesco ancora a capirla bene.

Non si tratta di macchine fotografiche e ne di obbiettivi ultramoderni, si tratta di capire la persona che ho davanti e di fotografarla senza senza inibizioni, stereotipi e filtri emotivi che ho costruito inconsciamente in questi anni. Si tratta di smontare tutto per far venire a galla l’immagine, che viene poi a galla da sola senza nessuno sforzo. A parole è facile.

Dopo questo concerto c’è sempre molta stanchezza. Ho la schiena arcuata e i muscoli vicini alla spina dorsale un po’ stizziti. Appena arrivato a casa mi sono disteso sul divano e mia figlia si è offerta di andare a fare la spesa al supermercato per preparare poi la cena: un buonissimo okonomiyaki. Adesso sono un po’ dolorante ma non come in marzo di quest’anno, se i miei ricordi sono buoni ma ne dubito.

A casa, guardando FB ho notato che Marco, lo chef a cui ieri ho fatto le foto, ha messo due foto nel suo FB. Una foto e del dolce che aveva preparato e un’altra e di un suo profilo in bianco e nero. Mi ha detto che mi offrirà il pranzo ma a parte questo, in futuro vorrei farmi pagare in contanti, sono felicissimo che le abbia usate.

Il prossimo lavoro come fotografo sarà il ventuno di settembre, fotograferò un’orchestra mentre fa le prove con inclusa una foto di gruppo che no so ancora come riuscirò a fare perché in tutto sono un’ottantina di persone. dopodomani chiederò lumi a un ex professionista che fa parte del circolo di Osaka. Ho bisogno anche di preparare una cartolina da distribuire ai membri per la mostra di ottobre.

E dopo tutto questo, oggi ho letto un bellissimo port di Chase Jarvis. Cinque cose che ogni persona creativa deve avere (o ottenere), l’ultima quella della pausa mi è piaciuta moltissimo. Per me ultimamente la pausa è andare in piscina e nuotare o cercare di farlo. Lasciarmi trasportare nell’acqua, scivolare. È una sensazione bellissima.

About fabiosalvagno

Un italiano veneziano stabilitosi a Kyoto nel 1991. Dopo molte vicissitudini e la perdita di mia moglie, vivo con mia figlia Elena di sedici anni. Amo da morire fotografare e il mondo della fotografia.
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