Il seminario

Ieri mattina avevo prlato con un’impiegata dell’agenzia di viaggi e le avevo chiesto se si poteva usare il wifi, pensando che in un ufficio così grande non fosse neanche da chiedere e invece mi hanno detto che non si poteva usare perché non c’era. Per motivi di sicurezza penso. Ho spiegato che volevo usare Google Earth per fare la spiegazione di dove sono nato e dei posti per me più cari a Venezia e l’impiegata mi ha detto che ci avrebbe pensato.

Quando sono arrivato nessuno sapeva niente della telefonata ma in cinque si sono dati da fare per andare a comprare un cavo lan lunghissimo per collegarlo al pc e cinque minuti prima dell’inizio del seminario avevo tutto pronto. La linea era anche veloce e le immagini venivano scaricate quasi in tempo reale. Così ho potuto cominciare la spiegazione.

Ho parlato di quando la mia insegnate di giapponese a Kyoto mi avesse chiesto di spiegarle che tipo di città fosse Venezia e di quelle persone che mi avevano chiesto quale linea della metropolitana si dovesse prendere per arrivare a San Marco. Altri piccoli aneddoti per circa cinque minuti e tutti erano rilassati, compreso me stesso. Questa volta avevo deciso di divertirmi e ci sono riuscito.

Il tutto è durato un’oretta nella quale per cinque minuti ho chiesto aipresenti di raccontarsi un “panorama indimenticabile”. Tutti hanno messo anima e core e si vedeva che ricordavano vivamente le loro esperienze. Una cpooia di anziani soltanto non è riuscita a spiegarmi il panorama ma mi hanno detto che la chiesa di San Rocco a Venezia e i quadri del Tintoretto li avevano ammaliati e non riuscivano più a pensare ad altro. Buono anque quello.

Negli ultimi dieci minuti riservati alle domande alcune signore mi hanno chiesto che cosa si stava facendo per le case abbandonate e pericolanti. Un’altra mi ha detto di fare qualcosa per aiutare i turisti che arrivano alla stazione di Santa Lucia: “potrebbero mettere un passamano sul ponte degli Scalzi, ci aiuterebbe tanto!”. Inoltre: “il prezzo del biglietto dei vaporetti è troppo alto, voi veneziani pagate lo stesso prezzo?”. Più che di lamenti le domande e i commenti di preoccupazione per la sorte di Venezia erano palpabili. Mi hanno chiesto anche dove fosse il cimitero dei veneziani e se ci fosse qualche documento tipo albero genealogico. Anche una domanda sugli ospedali e il sistema sanitario.

Dopo il seminario ho parlato ancora con qualche presente e tutti mi hanno detto che ormai sono stati in Italia per più di dieci volte e si sono stufati dei soliti viaggi per turisti. Vogliono stare in una città e venire a contatto con le persone del luogo per poter capire come vivono. Sono tutti curiosi e con tanta voglia di sapere di di conoscere l’Italia e gli italiani. Sono felicissimo che tutto sia finito per il meglio e tutti sono tornati a casa sorridenti. Come domanda finale una signorqa mi ha chiesto: “Ma anche Venezia durante la seconda guerra mondiale è stata bombardata?”. Ricordi di guerra che rendono più vicine le persone.

Dopo lil seminario ero felicissimo, pieno di energia e subito dopo essere uscito dal palazzo ero sfinito. Sono andato a sedermi in un cafè e mi sono quasi addormentato per una trentina di minuti. A pranzo aveva mangiato di gusto e abbondantemente così sono riuscito a stare in piedi fino alla sera. Quando sono tornato a casa sono stato in piedi fino all’una per aiutare Elena a capire alcune linee di un programma in linguaggio C e cercando di spiegarle la teoria sottostante.

Oggi invece è stata una giornata di routine ma con un’ora intesissima passata in liuteria a fare fotografie al liutai a lavoro e all’ambiente per la mostra del prossimo mese. Non sono più in alto mare e alcune immagini sono affiorate. Ci vuol ancora un bel po’ di lavoro ma sono sicuro che anche questa volta ce la farò. Chiederò aiuto ai miei amici fotografi e a senpai, i colleghi veterani, del circolo di Osaka.

In questi giorni mi sento abbastanza bene. A parte i doloretti alla spalla, sono più confidente in piscina nonostante non sappia ancora controllare il respiro. Tutto sta girando e non ho più quella sensazione di essere lasciato indietro e di inutilità che a volte mi predeva. La preoccupazione per mia madre c’è ma lei sembra sta bene. Sta anche imparando a usare lo smartphone che mio fratello le ha dato in cambio del telefonino vecchio. Mio fratello sta benissimo e il suo lavoro va a gonfie vele e ne è felicissimo. Intanto domani vado in piscina. Che bello!!

About fabiosalvagno

Un italiano veneziano stabilitosi a Kyoto nel 1991. Dopo molte vicissitudini e la perdita di mia moglie, vivo con mia figlia Elena di sedici anni. Amo da morire fotografare e il mondo della fotografia.
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