Sono diventato un fotoreporter

Il prossimo mese andrò a fotografare un concerto di un’orchestra come lavoro e per fare un po’ di pratica avevo chiesto a un amico liutaio che suona in alcune orchestre a Kyoto se mi poteva far entrare a un concerto che si teneva oggi.

Più che concerto è stato un incontro tra tanti cosi e orchestre e il coro principale è stato quello dei ragazzi della scuola superiore a Gerusalemme, di origine israeliana e palestinese. Essendo un concerto di un certo richiamo pensavo di non poter entrare invece questo mio amico è riuscito a ad avere il “permesso” anche se proprio “permesso” non era.

Quando ci siamo presentati all’ingresso delgi artisti questo mio amico mi ha presentato e ha riferito che ero li come fotografo ma non ero iscritto a nessun coro o orchestra. Nessuno mi ha fatto problemi e mi hanno invitatoa scrivere il mio nome sulla lista. Appena entrato ho messo una fascia sul braccio con scritto reporter e sono riuscito ad andare in giro e a mescolarmi tra i “veri” reporter delle agenzie. Tutti mi guardavano, osservavano, ma non mi hanno detto nulla. Ho scambiato il mio biglietto da visita di insegnante di italiano con una giornalista, nulla di più.

Le prove sono cominciate alle nove e mezza e sono riuscito a fare molte foto del gruppo. Questa volta volevo anche vedere come funziona il vecchio obbiettivo che avevo comprato lo scorso mese. L’ho pagato pochissimo ma la resa delle immagini è migliore di quanto pensassi. L’ho usato durante tutto il concerto perché il posto dei fotoreporter era molto lontano dal palco.

È stato divertente vedere come i ragazzi delle superiori dell’orchestra si preparavano. Si scambiavano informazioni, gesti, scrivevano sullo spartito, controllavano gli strumenti e soprattutto si divertivano. I violinisti che circondavano i maestro erano i più allegri, i flauti, oboe e trombe erano un po’ più rilassati, quasi assonnati. Ovviamente durante le prove. Alla fine di queste dure ragazze si sono avvicinate e mi hano chiesto di fare una foto insieme, un po’ mi sono sorpreso ma ho cercato di dare il mio sorriso migliore.

Il concerto è andato benissimo. C’era un coro di bambini della scuola elementare e perfino una bambina di quattro-cinque anni. Tutti bravissimi e tenerissimi. Un altro coro di non più giovani ha cantato la canzone dell’anime Yamato e uno di loro si è vestito da capitano facendo ingresso proprio prima dell’inizio della canzone ha fatto sorridere molti.

Durante la pausa un signore che mi è passato davati si è fermato e mi ha chiamato per nome prendendomi alla sprovvista perché nonmi ricordavo chi era. Poi ho capito che anche lui è un membro del circolo fotografico di Kyoto. Abbiamo parlato un po’ e mi ha detto che sta esponendo le proprie foto in Israele.

Il suo tema principale, il Manyoshu, una composizione di poesie antiche giapponesi, ha incuriosito un curatore di un museo in Israele e uno in Olanda così è riuscito a fare questa mostra fotografica. Ha il merito di essersi impegnato moltissimo e di aver fatto il suo sito non solo in giapponese ma anche in inglese. “ho speso un sacco di soldi per portare le foto in Israele e per passare la dogana. Le tasse sono carissime!”. Sta cercando degli sponsor ma non è facile trovarli. Un problema non solo suo ma di moltissimi fotografi.

Oggi sono soddisfatto anche perché fisicamente non mi sono stancato troppo e ho constatato che la forza fisica è tornata, almeno un po’. i due giorni in piscina sembrano farmi bene.

Una volta tornato a casa ho controllato le foto e ce ne sono alcune di belle e altre che danno un’idea di quello che volevo prendere. Me le voglio guardare con calma.

About fabiosalvagno

Un italiano veneziano stabilitosi a Kyoto nel 1991. Dopo molte vicissitudini e la perdita di mia moglie, vivo con mia figlia Elena di sedici anni. Amo da morire fotografare e il mondo della fotografia.
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