Una pizzata

Questa mattina mi son svegliato presto … per me le sette di mattina è “presto” e sono andato a Osaka per una lezione di italiano “sperimentale”. Questa volta ho usato una parte del film “Manuale d’amore 3”.

In passato avevo già sperimentato con questo film ma con delle studentesse di livello più avanzato, cioè persone che avevano praticato la lingua italia per più di seicento ore (calcolati alla buona). Questa volta invece le studentesse non solo non erano abitiate ad ascoltare la lingua italiana dei film ma anche per loro è stata la prima volta di un film italiano senza sottotitoli.

Ho cominciato introducendo il film e cercando di “elicitare” storie, lessico, modi di dire che avessero qualche relazione con l’argomento del film. Molto in giapponese e poco in italiano, le studentesse erano abbastanza tese ma con il passare del tempo la tensione si è smorzata e abbiamo cominciato a vedere il film.

Avevo preparato delle fotocopie con degli estratti delle conversazioni e ho spiegato dove si stava svolgendo la prima parte del film. Molte le parole nuove e per integrarle ci vuole tempo ma quando abbiamo letto la breve scenetta che avevo preparato si sono divertite non solo a leggerla ma a cercare di imitare le voci e le intonazioni dei personaggi.

Non è stato proprio un fiasco tanto che alcune vogliono vederlo in versione giapponese per prepararsi alla prossima lezione che non so proprio se si farà. Non è facile certo e pensavo di poter mostrare tutta la prima parte ma siamo arrivati “solo” ai primi quindici minuti. I verbi bi-pronominali “andarsene e farcela” sono stati un po’ duri da buttare giù ma nel film vengono usati spesso. La loro declinazione è pure complicata ma almeno adesso sanno che esistono.

Poter capire anche una piccola parte di una conversazione in lingua originale è sempre bellissimo e può essere uno stimolo per continuare.

Dopo la lezione siamo andati a mangiare la pizza. Per me qui in Giappone la pizza è sempre cotta troppo poco o un po’ cruda per i miei gusti così ho detto di cuocerla di più del solito. Il cameriere mi ha detto che aveva capito ma … come avevo previsto non avevano cambiato nulla. Peccato. La migliore pizza nel kansai è quella fatta nella pizzeria Da Yuki a Okazaki. Punto e basta.

Dopo tre ore di lezione, volate in un battibaleno, avevamo tutti molta fame. Abbiamo iniziato alle dieci e verso mezzogiorno abbiamo mangiato un po’ di dolci e salati per rinfrescarci, pausa necessaria.

Sono tornato a casa stanchissimo e per cena Elena ha deciso di bere un po’ di vino, fruttato con il tre percento di gradazione alcolica. Non mi sono ubriacato ma un leggero mal di testa ce l’ho. Questa volta abbiamo parlato un po’ di religione ma in modo molto superficiale, non come due notti fa quando ha incalzato con la storia dei suicidi. Ma questa è un’altra “storia”.

About fabiosalvagno

Un italiano veneziano stabilitosi a Kyoto nel 1991. Dopo molte vicissitudini e la perdita di mia moglie, vivo con mia figlia Elena di sedici anni. Amo da morire fotografare e il mondo della fotografia.
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