Namakemono-lavativo-capriccioso

A volte penso proprio di esserlo. Quando devo fare qualcosa mi trovo spesso in uno stato di imprigionamento e di mancanza di volontà. Lo so che devo farlo e ci sono pure le ragioni per farlo ma non lo faccio oppure aspetto fino a quando tutto si accumula e poi “vomito” tutto in un momebto o quasi pensando sempre “ ma perché? E inevitabilmente immagino di non farlo ancora in futuro ma quasi immancabilmente lo ripeto.

Comunque ….

In questi due giorni ho lavorato come al solito cercando di capire bene cosa sto facendo. a volte ritorno ai tempi passati, vent’anni fa quando gli studenti venivano alle lezioni già studiati, cioè si preparavano la grammatica da soli, la studiavano e soprattutto la praticavano. Ovviamente in classe mi facevano alciune domande e spesso andavano a lezione di grammatica da un insegnate giapponese. Insomma una specie di paradiso dove mi sentivo libero di fare qualunque cosa, sempre nei limiti del possibile e tutto, proprio tutto veniva assorbito, assimilato, rirpeso e integrato nel lessico e nel modo di parlare di ogni studente. Da allora sono passati vent’anni e mi ritrovo a creare dei giochini per gli studenti in modo che possano far pratica di conversazione. “devono parlar almeno durante l’ottanta per cento della lezione” mi ha detto un amico che ha una carriera più lunga della mia. Comprendo, capisco, condivido il suo pensiero ma mi sembra che la grammatica venga trascurata. Anzi ridotta a una vecchia brutta e disgustosa da non dover mostrare. Eppure … mi ricordo che alla scuola elementare di grammatica, cioè di pratica di grammatica ne ho fatta tanta. Da allora sono passati più di trentacinque anni e forse adesso alla scuola elementare non si fa più pratica di gramatica, di pensierini, di scrittura. Sicuramente si usereanno i pc, i-pad, tablet per programmare e cercare di risolvere i problemi del mondo …

Oggi mi è capitato, non proprio capitato perché lo avevo programmato da un po’ di tempo, di spiegare il passatio prossimo auna coppia di signori anziani che sta imparando la lingua italiana per poter viaggiare in Italia fra uno o due anni. Il marito due anni fa ha subito una grande operazione e adesso si sta riprendendo. La moglie per tirarlo su e cercare di cambiare un po’ la direzione della loro vita ha deciso di studiare l’italiano e il marito la segue. Una coppia simpaticissima e con un cuore d’oro. Mentre spiegavo i primi rudimenti del passato prossimo ho notato che la moglie aveva cominciato a ssbadigliare e come se non bastasse aveva cominciato a scalciare sotto il tavolo. Il marito ascoltva con gli occhi sbarrati. Spiegando facevamo pratica e la signora ha capito, almeno dalle risposte giuste che mi dava, e il marito seguitava a dirmi “sono andata al cinema”. Sono stati dei momenti rivelatori ed un’esperienza d’oro che voglio subito mettere a frutto nelle lezioni future.

Spesso mi dicono che i giapponesi non sanno imparrare le lingue ma non sono d’accordo. Non c’è un sistema adatto inoltre manca moltissimo la pratica e un’interesse specifico da parte degli studenti verso il mondo italiano. Che sia il calcio, la cucina, la moda, la musica, qualunque cosa va bene. La pratica porta alla perfezione, cioè verso la perfezione però senza la pratica non si va avanti. Questo mi succede anche nella fotografia. Quando smetto di fare pratica perdo la mano e mi trovo un po’ perso (fotografo però quasi ogni giorno e cerdo di pensare alla stampa delle foto o alla prossima mostra o anche ad allargare il mio mondo di conoscenze non solo della fotografia ma anche del mondo dell’arte).

Per quanto riguarda la fotografia, l’altro ieri un’amica mi ha chiesto di commentare alcune sue foto e altre di alcuni suoi amici. Non mi ha detto quali fossero le foto di ognuno e il tema mi era stato riferito prima di vedere le foto. quando ho visto le foto mi son detto “e adesso come faccio a commentarle?”. Era come essermi trovato davanti a un muro sul quale non c’è scritto nulla o quasi. Un po’ mi sono arrabbiato prima con loro poi con me stesso e la mia reazione mi ha un po’ sorpreso. Dopo due giorni mi sono seduto e ho cercato di commentare le foto in base al tema e a come le loro foto si fossero “vicine o lontane” dal tema. Ho cercato di non mordere molto ma le parole che ho usato sono state u po’ “pesanti” e soprattutto dirette. Mi hanno ringraziato per i commenti scrivendomi che “era proprio quello che volevamo leggere. Cioè un commento diretto e schietto che ci faccia vedere il punto di vista di un’altra persona”. Alla fine dei miei commenti ho esortato tutti a continuare a fotografare lo stesso tema ancora molte volte e ho fatto gli auguri e i complimenti per la loro attività. Mi sa che non riesco più a fermarmi.

C’è anche il continuo della storia della cantante che mi ha detto che le mie foto sono sfocate. Le ho consigliato un amico bravissimo che ha anche gli obbiettivi adatti (per il momento per me sono troppo costosi) ma lei sta tergiversando e alla fine mi ha chiesto se non volevo più fotografarla. Io la voglio fotografare ma se c’è qualcuno più bravo e giovane di me perché non presentarlo? (mettere al servizio delle altre persone la piccola rete di conoscenze che ho mi piace molto e mi rende felice). Vediamo un po’ come si evolveranno gli eventi.

L’Italia vincerà questo mondiale di calcio?

About fabiosalvagno

Un italiano veneziano stabilitosi a Kyoto nel 1991. Dopo molte vicissitudini e la perdita di mia moglie, vivo con mia figlia Elena di sedici anni. Amo da morire fotografare e il mondo della fotografia.
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