Continuo a leggere Montanelli

E sento che mi fa bene.

In questi giorni tutto va veloce, forse troppo. In ordine cronologico

– Le foto dal fotografo e al tempio con Elena in kimono

– Le ultime lezioni di italiano del corso invernale.

– Le foto al concerto di Kato Masue dove ho “fatto amicizia” con una danzatrice.

– Il primo stipendio per il part-time che Elena sta facendo al drug-store.

Sulle foto fatte dal fotografo ne ho scritto la scorsa volta quindi tralascio. Ho chiesto a Elena se posso pubblicarne una su FB e anche sul blog. Mi ha dato il suo benestare.

Sulle ultime lezioni di italiano. Beh, sono andate e abbastanza bene. Miglioramenti ce ne sono stati sia da parte delle studentesse che da parte mia. Sto continuando a compilare il libretto per i prossimi corsi all’università con i consigli dati da alcuni studenti. Idee per un corso sui film italiani e una sulla musica ci sono. Basta attuarli.

Sul concerto di Kato Masue. È andato benissimo e alla fine mi sembrava di avere una gobba al posto della schiena. Ero tutto curvo mentre la fotografavo intorno alla sala. La danzatrice è stata brava ed è stato difficile fotografarla, ma son cose che si sanno. È il terzo suo concerto che fotografo e un po’ mi sono abituato ma fin’ora hanno usato solo una foto che ho fatto, le altre “non vanno bene”. È come sbattermi sul muro. Devo studiarmi di più le foto sia sue che delle altre cantanti di una certa età.

Oggi ho chiesto a Elena se avesse ricevuto lo stipendio del part-time e lei un po’ arrossendo i ha mostrato la ricevuta con l’importo ricevuto. Ero felicissimo. È stato il suo primo stipendio e anche se piccolo almeno è un inizio. Piano piano sta imparando a lavorare, ad entrare a contatto con altre persone più anziane di lei e anche a vedere come funziona il sistema. Più sistemi vede e fa esperienza e più sarà in grado di replicarli (speriamo) in futuro o almeno sapere quali sono i pregi e i difetti sia da dentro che da fuori.

E il vecchio Montanelli ormai non più tra noi. Il suo “La mia eredità sono io” mi piace, soprattutto quando parla della guerra e di come Mussolini controllava la stampa facendo credere agli italiani che i russi avanzavano in Transilvania con “fiori e confetti” e lui li ha visti crocefizzare e ardere al fuoco i vivi. In un suo passo scrive:

“Gl’italiani sono piccoli e delicati, hanno un naturale e civile senso dell’orrore del sangue, la vita individuale per loro è tutto. L’unica realtà estraindividuale in cui credono non è la partia, ma la famiglia. Per questo si battono bene solo quando sono attaccati e un nemico minaccia le loro case. Ma sono i meno imperialisti e xenofobi di tutti i popoli: sono dei civili mercanti, portati più alle ruse che alla forza.”

Eravamo veramente così? Siamo riusciti a cambiare o siamo sempre gli stessi?

About fabiosalvagno

Un italiano veneziano stabilitosi a Kyoto nel 1991. Dopo molte vicissitudini e la perdita di mia moglie, vivo con mia figlia Elena di sedici anni. Amo da morire fotografare e il mondo della fotografia.
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