Incontri e scontri

Venerdì scorso sono riuscito ad incontrare un fotografo professionista che ha l’ufficio a Kyoto. Ci siamo incontrati su FB tramite un amico comune. Ammetto che sono stato io ad invitarlo perché avevo notato che aveva risposto in italiano a un commento di una signora italiana e questo mi aveva incuriosito. Quando l’ho incontrato ha subito detto che la risposta l’aveva fatta tradurre su Google Translator e che sapevo solo poche parole.

Siamo andati in un cafè vicino a casa e abbiamo parlato per quasi tre ore sulla fotografia nell’aera del Kansai e sulle rispettive famiglie perché abbiamo una figlia della stessa età. Ci siamo incontrati soprattutto per mostrarci le rispettive foto ma in quel momento mi ha detto: “Fabio, voglio regalarti il mio libro di fotografie. Te lo regalo perché solo tu mi hai fatto gli auguri di compleanno scrivendomi: ti prego di continuare nella tua opera fotografica. Questo mi ha colpito molto e te ne sono grato.” Ho mostrato il libro a Elena e lei subito: “Papà, questo libro è molto interessante, si vede che è un professionista!”.

Il mondo sta cambiando e l’era dei circoli fotografici è finita. Questa è l’opinione non solo di questo mio amico ma anche di molte persone intorno a me. Eppure i circoli ci sono e continuano a moltiplicarsi. Sempre più persone cercano di imparare a fotografare e vogliono che qualcuno insegni loro a farlo. Pochi sono i circoli strutturati in modo tale da poter permettere agli appassionati di poter entrare in modo semplice e di poter imparare in modo chiaro e a un ritmo adatto. In tutto il Giappone ci sono le scuole della Canon e della Nikon che servono anche da catalizzatore al sempre più veloce e vorticoso mercato della macchine fotografiche. Ma per quanto riguarda l’attività di sviluppo della fotografia, delle sue varie possibilità non riesco a vedere molto.

È vero che conosco solo tre circoli nel Kansai e qualche membro di qualche altro circolo ma mi sembra che tutti siano un po’ troppo tranquilli. Un po’ è come le scuole di italiano che fanno i propri corsi, hanno i loro libri di testo, gli studenti entrano ed escono felici avendo imparato qualcosa. Ma non esiste una scuola che provi a fare qualcosa di originale, di nuovo, che abbia il coraggio di provare qualcosa che “sicuramente” non andrà bene, che fallirà. Manca la sperimentazione e quando, come i circoli di fotorafia che conosco, si arriva a questo punto nel quale gli insegnanti hanno paura di perdere il posto, hanno paura che gli studenti diminuiscano, hanno paura di non essere, mi sa che un po’ alla volta tutto si fermerà. Non nascondo che la lingua italiana, cioè che i corsi di lingua italiana sono supportati dagli appassionati del cibo e del vino. Su questo non ho nulla in contrario, anzi, ma che ci si fermi qui è una grave mancanza da parte di tutti i responsabili delle scuole di italiano in Giappone e dei centri culturali. Non scrivo che nessuno si stia impegnando ma esperimenti, prove non ne vedo in giro.

O sono io questa sera che sono più forma del solito (sono le 00:42 e non ho sonno) perché ho mangiato due pezzi di salmone? O perché questa settimana ho avuto la fortuna di poter fotografare due ragazze giovani che gentilmente mi hanno fatto da modelle?

About fabiosalvagno

Un italiano veneziano stabilitosi a Kyoto nel 1991. Dopo molte vicissitudini e la perdita di mia moglie, vivo con mia figlia Elena di sedici anni. Amo da morire fotografare e il mondo della fotografia.
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