Gli artisti sono poveri

La conversazione è cominciata con un commento da parte di un’amica ex insegnate di solfeggio in una università a corso breve di Kobe: “Il prossimo anno l’amministratore ha deciso di chiudere la facoltà di musica perché non ci sono più giovane che vogliono imparare l’opera lirica.” Ha continuato con: “Anche al conservatorio di Osaka, uno dei più rimonati del Giappone, gli studenti stanno dominuendo e invece stanno aumentando gli studenti adulti, specialmente anziani sopra i settantanni. Il loro numero è così aumentato che il rettore è andato a salutarli mentre cantavano nel teatro dell’università complimentandosi con loro e ringraziandoli perché senza di loro l’università sarebbe in pericolo di fallimento.”.

Una della ragioni attribuite a questo calo cronico degli studenti è seplicemente la diminuzione della popolazione, i giovani sono pochi e le università troppe. Solo quelle più rinomate come quelle statali possono contare su tutti glistudenti che vogliono così da accaparrarsi quelli più “intelligenti”.  Gli altri o fanno la fame cercando di sopravvivere come possono oppure devono chiudere come hanno già fatto molte università con corsi di laurea breve. E poi la celebre frase: “inoltre gli studenti e anche i genitori sanno che gli artisti sono tutti poveri”.

Fin’ora forse ma da ora in poi non lo possiamo più dire perché l’arte ci aiuta a vivere e a vedere il mondo in molti modi diversi. Per arte non intendo solo pittura e scultura ma la capacità di usare un utensile, che sia anche un algoritmo per pc, per creare qualcosa di nuovo che nessuno ha mai visto o pensato prima. Da lì poi continuare il percorso di diffusione di questa idea fino a quando si accende e prende forza.

Mi sono un po’ infervorato da solo mentre lei cercava di stare dietro a quello che dicevo spiegandole di Amazon e su come pubblicare i libri digitali e della necessità per tutti di imparare un po’ di marketing, compreso il sottoscritto.

A casa ne ho parlato anche con Elena che è una fresce studentessa universitaria e alla fine mi ha  chiesto: “Ma qual è il tuo punto? Qual è il problema e qual è la soluzione che proponi?” Io ho risposto: “Adesso ci sono milioni di artisti che non riescono a trovare uno sbocco. Queste persone potrebbero guadagnare con la propria arte ma manca il sistema. Propongo di creare un sistema per fare in modo che queste persone possano guadagnare. Un primo passo sarebbe ideale insegnare loro come proporsi al mercato non soltanto dicendo “questo è il mio quadro, compralo per favore”, ma imparando il marketing e la gestione con l’aiuto di professionisti”. “Troppo vago!” è stato l’ammonimento di mia figlia.

Alla fine per calmarci e raffreddarci un po’ abbiamo mangiato un piccolo gelato alla maccha. Oggi faceva caldissimo come al solito.

About fabiosalvagno

Un italiano veneziano stabilitosi a Kyoto nel 1991. Dopo molte vicissitudini e la perdita di mia moglie, vivo con mia figlia Elena di sedici anni. Amo da morire fotografare e il mondo della fotografia.
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