Imparare l’italiano dai film italiani?

È passato circa un anno da quando ho cominciato ad usare i film italiani durante le lezioni. Fin’ora ho usato i seguenti film: “Manuale d’amore 3”, “La banda dei babbi natale”, “La provinciale”, “Gli immaturi”.

Solo per Manuale d’amore 3 ho preparato dei libretti con la trascrizione di alcune scene e alcuni esercizi di grammatica e espressioni utili aggiungendo sempre un breve dizionario. Però per gli altri ho preparato solo delle fotocopie cercando di incentrare la lezione non solo sulla visione del film ma fecendo parlare gli studenti.

Per il momento posso scrivere che l’esercizio è servito agli studenti per abituarsi al modo di parlare di molte persone e non solo questo, anche i gesti e i modi di comportarsi con le persone.

Alla fin fine che cos’è una lezione di italiano o di lingua straniera? Per lo studente: delle ore passate a praticare delle espressioni per poterle ricordare, internalizzare e usarle quando si vuole? Scoprire qualcosa di nuovo, nuove sensazioni attraverso i materiali (libri di testo, video, musica) e con la compagnia dell’insegnante? Per l’insegnante: incontrare nuove persone con passioni diverse, incanalare l’attenzione in pratiche che permettano allo studente di usare la lingua durante la lezione?

Gli studenti pagano per essere guidati? Per incontrare qualcuno con cui approfondire le proprie conoscenze? Per entrare in un gruppo di persone e condividere, scoprire e imparare qualcosa di nuovo?

L’insegnate che ruolo ha? Può avere un ruolo oppure è il coordinatore dietro le quinte? Colui che storce i soldi agli studenti vendendo aria?

Ancora vent’anni fa circa, mi ricordo di quando scoprii la radio italiana via cavo. Allora i materiali “originali” erano rarissimi e per portare un po’ di italianità schietta ho cominciato a registrare i programmi (il ruggito del coniglio, alle otto della sera, gli sceneggiati) in videocassetta (perché potevo registare fino a quattro ore). A trascrivere i dialoghi, a matesrizzare i cd con degli spezzoni di programmi. Allora era tutto un po’ un’avventura dove ci si dava una mano (anche tra studenti) per i materiali e informazioni sul Bel Paese che era ancora lontano.

Forse la standarizzazione dei materiali ha aiutato a diffondere la lingua italiana come secondo lingua straniera ma a scapito di una diminuzione della curiosità e della voglia di scoprire da soli la lingua e il paese.

Intanto proseguo con i film e il prossimo che voglio aggiungere sarà “Io sono Li”. Si usa molto il cinese ma si vedono Chioggia, l’acqua alta e pure le dolomiti.

About fabiosalvagno

Un italiano veneziano stabilitosi a Kyoto nel 1991. Dopo molte vicissitudini e la perdita di mia moglie, vivo con mia figlia Elena di sedici anni. Amo da morire fotografare e il mondo della fotografia.
This entry was posted in Esperienze personali and tagged , , , , . Bookmark the permalink.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *