Un pranzo lunghissimo

che è durato per quattro ore e che Elena ha gustato con gioia.

Ancora lo scorso mese un’amica ci aveva invitati a un pranzo a casa di due coniugi “malati” per l’Italia, o meglio, di un marito “malato” per l’Italia. Putroppo l’età, sulla settantina, di questi due signori sembrava troppo “alta” per Elena però sono riuscito a convincerla, così ci siamo presentati all’appuntamento verso mezzogiorno e mezzo come previsto.

Innanzitutto voglio ringraziare queste due persone straordinarie per il cuore e l’affetto che ci hanno dimostrato. Sono stati felicissimi di aver incontrato mia figlia e per Elena è stato reciproco. Ha perfino accettato un po’ di vino rosso con conseguente arrossamento delle guance e risa di cuore. Ho bevuto anch’io un po’ di vino e ho perfino mangiato due bistecche buonissime (però pesanti) e tantissima verdura: bollita, fritta, sott’olio, cruda. Abbiamo perfino scoperto il cioccolato di Modica, ci è piaciuto moltissimo!!

Quello che forse ci unisce, oltre alla lingua e alla loro passione per l’Italia, è che la loro figlia, mia coetanea, vive a Roma da ormai venticinque (o un po’ di più) anni e che lavora come cantante professionista. Poter vivere in Italia facendo solo la cantante professionista sembra quasi un miracolo però si sa non si tratta di miracoli ma di passione, di preparazione e di voglia di fare, sicuramente. Mentre stavamo parlando della figlia il padre si è improvvisamente alzato da tavola dicendo: “le do una telefonata così potete parlare con Lei, ormai sono le otto del mattino in Italia”. Mi sono trovato la cornetta in mano e ho parlato con lei sorprendendomi per il suo accento romano. Avrei voluto parlare un po’ più a lungo ma già lei con il raffreddore (o l’influenza se non ho capito male, la qualità dell’audio era molto scarsa) doveva andare a lavorare.

Si vedeva che il padre voleva incontrare la figlia che non vede forse da anni e infatti mi ha detto: “sono quasi un po’ invidioso di te e di tua figlia”. Certo che ci vuole sia coraggio che fiducia ma sono sicuro che la scelta della figlia e del padre, ancora venticinque anni fa, è stata una buona scelta. Infatti il padre, da giovane, era stato a Roma per studiare canto, quindi ancora quarant’anni fa, un periodo quando l’Italia era ancora un paese molto lontano e non facilmente raggiungibile. “Pensa che quando sono andato a Venezia con mia moglie e mia figlia che mi avevano raggiunto per le vacanze, ho comprato una giacca di cammello e mi è piaciuta tantissimo”. Mi ha raccontato delle sue esperienze tra cui quella dell’incidente che gli è capitato quando è sceso da un autobus: “sono stato investito da una motocicletta. Ho ruzzolato e mi sono fermato con un braccio sanguinante e almeno dieci vecchietti che mi stavano attorno dicendomi di stare tranquillo che l’ambulanza sarebbe arrivata di li a poco”. Ama ancora molto l’Italia tanto da vivere in una casa “italiana” dove non ci si deve togliere le scarpe per entrare e dove si acoltare la musica classica con uno stereo svizzero-tedesco che non ho mai visto e il cui suono è sublime.

Posso continuare a scrivere su ogni minimo dettaglio delle visita ma il resto lo voglio tenere come ricordo “analogico”.

Le mie condizioni sono stazionarie ma una parte del sangue dell’emoraggia interna si è riversato sotto gli occhi, o delle borse agli occhi rosse tanto da ricevere l’attenzione di molte persone. Sono stato in ospedale ma il dottore mi ha detto che per il momento non ci sono problemi e che questo fa parte del decorso dell’incidente. Speriamo bene.

About fabiosalvagno

Un italiano veneziano stabilitosi a Kyoto nel 1991. Dopo molte vicissitudini e la perdita di mia moglie, vivo con mia figlia Elena di sedici anni. Amo da morire fotografare e il mondo della fotografia.
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