Ostukaresama deshita

Finalmente Elena ha finito tutti gli esami di ammissione che aveva “prenotato” e adesso non ci resta che aspettare l’esito. Questa mattina era nervosa ed è uscita di casa un po’ arrabbiata-tesa e veloce come il vento. Quando invece le sono andato incontro l’ho vista felice e sorridente: “Finalmente l’ho finito. Mentre aspettavo la fine dell’ora di esame di giapponese pensavo a quello che potrò fare in marzo perché avrò tanto tempo libero”. Forse sta sentendo un po’ di preoccupazione perché per un periodo sarà senza la scuola e senza professori che le dicono che cosa deve fare, effetto “troppa libertà”. Per cena abbiamo mangiato un po’ di dolci per festeggiare la fine degli esami e guardato il pattinaggio artistico alla tv. Una serata un po’ diversa dalle altre.

Mentre Elena stava facendo gli esami sono stato in giro per Kyoto a fare fotografie. Era una settimana esatta che non ne facevo e all’inizio il bottone della macchina fotografica non voleva proprio funzionare, poi si è riscaldato. Questa volta la meta era la stazione JR di Kyoto perché volevo comprare dei rullini e un tipo di carta speciale, che ho prontamente dimenticato di comprare, da mostrare alla riunione del circolo.

Fino a Marutamachi ho proseguito sicuro poi però ho perso la strada ma mi son detto: “E allora? Continua fino a quando non vedrai il candelone (la torre di Kyoto)”. Però cammina e cammina e il candelone non si vedeva. Avevo deviato troppo a ovest, me ne ero reso conto ma non ne ero sicuro. Perdersi per Kyoto, che bello!! A quel punto ho cominciato a chiedere informazioni alle persone che incontravo e tutti mi dicevano: “Guarda che è lontana. Ci vorranno una quarantina di minuti a piedi!” Avevo già camminato per tre ore e non ero stanco.

Quando vado in giro da solo a fotografare, dopo circa due ore perdo la concentrazione e non riesco più a concentrarmi su quello che voglio fotografare. Invece mi lascio andare e fotografo quasi inconsciamente pensando ad altro. A volte mi chiedo perché fotografo ma la maggior parte del tempo lo passo a cercare crepe nel muro, colori che si sovrappongono e magari qualche riflesso divertente.

Proseguendo tra stradine e case vecchie, ho visto una fila di bottiglie di acqua messe bene in fila e anche una signora anziana che spingeva la sua carrozzella e veniva lentamente verso di me. L’ho salutata e lei: “Ohayou gozaimasu. No, no. Good morning!! Deshita desho!?”. “Guarda, io abito in questa casa. È lunga e va fino in fondo. Vuoi entrare?”. Pensavo fosse solo un’invito di cortesia invece è venuta a prendermi mentre stavo ancora fotografando quelle benedette bottiglie. Così sono entrato che invece era una tintoria di bandiere e bandierine. “Oggi non c’è nessuno, altrimenti ti avrei fatto portare almeno un po’ di te”. Il nipote continua la tradizione di famiglia e la nonna che spinge la carrozzella ne parlava con orgoglio. È stato un incontro fortuito, inaspettato e divertente. Le ho detto che vorrei ritornare ma non mi ricordo la strada, spero di poterla ritrovare.

Linee, colori, pareti, porte, vicoli, finestre e riflessi. Sono stati alla base di tutte le foto di oggi. しっくりこないけど、練習あるのみ。

About fabiosalvagno

Un italiano veneziano stabilitosi a Kyoto nel 1991. Dopo molte vicissitudini e la perdita di mia moglie, vivo con mia figlia Elena di sedici anni. Amo da morire fotografare e il mondo della fotografia.
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3 Responses to Ostukaresama deshita

  1. Cla says:

    Quando sono stato a Kyoto ho cercato di salire sulla torre, ma è proprio nascosta bene, visibili da lontano ma una volta sotto rimane coperta dall’Hotel, io ho girato come una trottola prima di capire che stava sopra di me, ma solo perchè ho visto il riflesso delle torre su di un edificio a fianco.

    • fabiosalvagno says:

      Ciao Cla

      e` sempre bello perdersi per Kyoto. Si possono fare incontri,
      non solo di persone, che danno un’idea dello strato
      vivo della citta`.
      Hai girato spesso per Kyoto?
      Fabio

  2. Cla says:

    No, sono stato in visita solo 1 giorno.

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