Relazioni pubbliche

o fare il rappresenate di se (me) stesso. È bello parlare con i giovani perché spesso, anzi quasi sempre, mi fanno accorgere di quello che dico e di quello che faccio e come lo faccio.

Due giorni fa sono andato a vedere una mostra fotografica della facoltà di fotografia di un’università di Kobe. Sono entrato e ho guardato le foto. C’era solo una studentessa seduta dietro al tavolino che salutava i clienti. Dopo aver guardato le opere mi sono fermato al tavolino per scrivere il nome e l’indirizzo nel registro dei visitatori. A quel punto questa ragazza mi ha chiesto di scrivere la mia opinione sulle opere viste. Più che scrivere volevo parlare con gli autori: “Sono tutti dentro, lì in fondo, nell’altra stanza. Vuoi che ti chiami qualcuno?”. Ho chiesto per un autore e questo giovane ragazzo è uscito e gentilmente ha risposto alle mie domande. A quel punto tutti erano uscita dalla “tana” in fondo e stavano o spiegando le proprie opere ai visitatori o parlando tra di loro, vestiti di nero in cravatta o in gonna stretta. Molti di loro non avevano ancora trovato lavoro e ho chiesto se volevano continuare a fotografare. Uno mi ha detto che vuole diventare un “shashin sakka”, un fotografo-artista professionista. Per fare questo si deve non solo fotografare, ma soprattutto costruire un proprio giro di clienti e di amici e soprattutto mantenerlo vivo. “Cosa stai facendo per diventare un fotografo-artista?”, “Niente”. A quel punto ero un po’ disperato. Tanta di quella tecnica imparata, tante di quelle ore e soldi spesi a imparare a fotografare e non farne niente? No e poi no.

Ho fatto un bel respiro e ho chiesto se a loro fosse interessato far parte di un cub fotografico. Mi hanno guardato come venissi da un’era primordiale, quando c’erano i molluschi e i vulcani che emettevano lava. Avrò sbagliato posto e tempo ma ho preferito continuare a sbagliare così ho dato il mio biglietto da visita a quattro ragazzi (e anche alla ragazza seduta al banco perché semplicemente mi piaceva) e gli ho detto di scrivermi un messaggio se avessero voluto venire a vedere la riunione del circolo ed essere un po’ stimolati a buttarsi fuori. Ho dato il biglietto a cinque persone e secondo i calcoli astronomico-paranormali, nessuno dovrebbe presentarsi. C’è solo una possibilità su cento.

Vedremo nei seguenti giorni.

About fabiosalvagno

Un italiano veneziano stabilitosi a Kyoto nel 1991. Dopo molte vicissitudini e la perdita di mia moglie, vivo con mia figlia Elena di sedici anni. Amo da morire fotografare e il mondo della fotografia.
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