“Io”・自分

Da dove vengo, cosa faccio, cosa ho fatto, chi sono, a cosa tengo sono stati i temi centrali della mostra attualmente in corso dell’università di arte di Osaka e della scuola professionale di fotografia di Umeda.

Innanzitutto vorrei scrivere di Koyama Anri san. La incontrai ancora quattro anni fa alla mostra di fine corso della scuola professionale di fotografia di Umeda. Allora il suo stile, l’uso dell’autoritratto per esprimere, comunicare qualcosa mi aveva sorpreso. La sua tecnica e l’uso della luce e dei colori mi avevano fermato il passo. Così l’ho intervistata. Oggi a questa mostra, nella galleria della Canon ho visto le sue ultime opere e più di tutto mi sono sopreso di vederla come laureanda all’università d’arte di Osaka. Bravissima!!! Purtroppo lei non c’era così ho lasciato un biglietto da visita al ragazzo che era li. Lui inaspettatamente mi ha riconosciuto dicendomi di avermi visto alla mostra di quattro anni fa. Non mi ricordavo di lui comunque mi sono fatto mostrare e spiegare le sue foto. Un giovane molto tranquillo. Spero di poter incontrare Anri san (devo avere la sua carta da visita da qualche parte) al più presto.

Poi sono andato al Nikon salon a vedere il resto della mostra e qui una serie di fotografie mi ha impressionato più delle altre. Primi piani ravvicinati di parti di fuori, stelo, foglie, tutti però presi in uno studio e con una luce artificiale azzurro cobalto. Guardando il suo portfolio ho capito che ogni foto o serie di foto esprimeva un’emozione. Ho già visto questo tipo di fotografie proprio nel circolo di Osaka. Un membro anziano riesce a creare delle immagini astratte, linee e spazi, su diapositive. Colori vividi, tensione e armonia sono sempre presenti nelle sue foto ma ultimamente non partecipa più alle riunioni per problemi di salute. Queste opere di questo studente sono belle e voglio conoscerlo di persona così ho lasciato un altro biglietto da visita sperando che mi chiami o mi mandi un messaggio. Per approfondire ho letto la spiegazione del tema, ho capito che tutto è partito da un libro di fiori di Mapplethorpe e poi da un libro “shikisai no higheki” di Makiko Kinjo.

Posso sbagliarmi ma nel Kansai si respira ancora l’aria del surrealismo e dell’astrattismo europei, ma sviluppate in Giappone. Questi fili, luci lontane emergono nelle fotografie di alcuni di questi studenti. Sicuramente qualche influenza dei proprio insegnanti.

About fabiosalvagno

Un italiano veneziano stabilitosi a Kyoto nel 1991. Dopo molte vicissitudini e la perdita di mia moglie, vivo con mia figlia Elena di sedici anni. Amo da morire fotografare e il mondo della fotografia.
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