Yakudoshi e mezza vita o quasi

Ieri sera parlavo con mia figlia dell’età delle studentesse dell’università ed è uscito il discorso del yakudhoshi. Una “superstizione” che a me sembra molto fondata, sulle età più “pericolose” per le persone. Per esempio, per le donne sono 19, 33, 37 (questo il più pericoloso), per gli uomini sono 25, 42 (questo il più pericoloso), 61. Quindi mia figlia è proprio nell’anno più pericoloso perché si conta da zero anni, per esempio quando una persona compie i trent’anni è nel suo trentunesimo anno di età. Forse un fondo di verità c’è. Non si tratta di spiriti maligni o influenze plantarie, semplicemente il corpo che cambia e la vita che va avanti. I genitori invecchiano e muoiono. I figli crescono e si lavora un po’ più del dovuto così che il corpo ne risente, specialmente dopo i quaranta quando l’immagine del proprio corpo rimane quella di giovane di un ventenne mentre il corpo è molto più impedito di quanto si immagini. Quindi ci sono degli anni nei quali accadono fatti e disgrazie che cambiano la vita, sono proprio questi gli Yakudhoshi.

Parlando di questo con Elena mi sono ricordato che anch’io ho passato questo periodo, essendo nel mio quarantaquattresimo anno di età. E qui mi sono accorto che proprio da quest’anno la mia vita passata in Italia e quella in Giappone è di lunghezza uguale. Questo che cosa significhi, ancora non lo so ma è un’avventura che voglio gustare e a cui voglio partecipare attivamente, pensiero non sempre facilmente attuabile. Pensando a questo e a quello che mi è accaduto nel passato, durante la conversazione mi sono un po’ ammutolito con lo sguardo perso nel vuoto e allora: “Papà sei diventato nostalgico (ridendo). Questo comincia ad accadere solo alle persone di mezza età e più si va avanti più i ricordi aumentano”. Nostalgico. Un po’ lo sono diventato.

A parte la nostalgia, un umore che proverò sicuramente nel futuro, oggi c’è stata la riunione dei membri del circolo di Osaka. Si sono decise tutte le date delle mostre e il da farsi per tutto l’anno. Ho fatto presente che sarebbe opportuno preparare una pagina web del circolo e loro: “Grazie Fabio. Aspettavamo che ce lo dicessi. È proprio una grande idea e una cosa essenziale. Portaci dei disegni della pagina e poi vediamo se va bene o meno.” Lo sapevo che sarebbe andata così e un po’ lo volevo anch’io. La loro fare schietto e soave mi ha disarmato e il loro applauso finale alla mia proposta non mi ha dato via di scampo. Ho anche proposto uno scambio culturale tra il nostro circolo e quello di Venezia e li subito un altro applauso con un: “Faremo una mostra fotografica a Venezia” e una signora un po’ più sognante: “Magari alla biennale!” Sono uscito sorridendo e non so perché.

About fabiosalvagno

Un italiano veneziano stabilitosi a Kyoto nel 1991. Dopo molte vicissitudini e la perdita di mia moglie, vivo con mia figlia Elena di sedici anni. Amo da morire fotografare e il mondo della fotografia.
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