Un altro esame e una mostra fotografica

Per Elena ma questa volta “solo” dalle unidici e mezza fino alle cinque e mezza. Quando si tratta di alzarsi presto e di usare il suo unico giorno di riposo diventa un po’ nervosa, ma chi non lo sarebbe? Dopo l’esame è andata in centro con le amichette in libreria e al cafè per fare una chiacchierata. È tornata stanca ma dopo un po’ canticchiava. E l’esame com’è andato? Per il momento è meglio non fare pressione.

Io sono stato in giro per Kyoto a fare fotografie dopo aver fatto quasi tutti i miei compitoi per casa. In questi giorni uso spesso dei colori più forti con un alto contrasto. Sarà la menopausa o semplicemente gli eventi che si evolvono in modo naturale?

Lunedì scorso sono stato a una mostra fotografica al Canon gallery a Osaka intitolata Kao (viso). Che cos’è una fotografia? Qui si va sul filosofico quindi vorrei rimanere solo sulla parte materiale, cioè la carta e le emulsioni varie. Il tutto è tridimensionale solo fino a un certo punto. La carta ha un certo spessore, più o meno grosso certo ma fino a qui. Poi sta tutto alle gradazioni dei colori. “La fotografia non ha valore come mezzo materiale perché si può copiare e la fotografia stessa è una copia” sono state le parole di un amico il quale ha aggiunto: “Per il quadro invece è diverso. C’è solo l’originale (non sa che in Cina c’è una città dove girano e vengono vendute migliaia di copie dei quadri più famosi al mondo e la loro produzione è fatta a catena cioè una fila di artisti dipingono solo gli occhi, altri la bocca e così via)”. E qui il fotografo potrebbe dire che sì la fotografia è una copia ma ti sfido a farne una bella, buona, che sappia catturare il cuore delle persone e allora sì che ne capirai il valore. Ma arrivati a questo punto stiamo parlando di due mondi diversi che non si toccano e restano abbastanza isolati l’uno dall’altro. Però questa mostra che sono andato a vedere è stata diversa.

Mi sono anche sorpreso che la Canon abbia acconsentito a un allestimento di fotografie che non sono fotografie ma sembrano più quadri. L’autore è Tenmei Kanoh, nato nel ’42, dopo aver studiato alla scuola professionista d’arte a Nagoya ha fatto gavetta per un anno dal fotografo Ogawa Toichi (forse la lettura dei kanji è un po’ diversa) e poi, una volta giunto a Tokyo ha fatto gavetta per due anni dal fotografo Kijima Takashi che ha avuto come maestro Ueda Shoji, uno dei fotografi giapponesi più famosi in Giappone.

Con la biografia mi fermo qui. Tornando alle sue fotografie, sono state stampate da una stampante Canon su una carta-tela da pittura e poi Tenmei ha usato dei colori acrilici e ha aggiunto la parte “analogico-naturale”. Che cos’è la fotografia?

In giapponese fotografia si dice shashin, cioè “copiare il vero” e non scrivere con la luce. Molti amici non sono d’accordo sull’uso dei vari photoshop e alcuni anche del digitale. Spesso mi chiedono se uso fotografare in raw e a che cosa mi serve. La pellicola c’è ancora, quando uso la pellicola per le diapositive e vedo il risultato finale penso sempre che questi due modi di fotografare siano diversi, la pellicola più reale, il digitale più effimero perché traduce i fotoni in elettroni e li scompone in memoria per poi ricomporli sullo schermo. Invece la pellicola una volta esposta non cambia (il tempo la cambia). La prima è indiretta la seconda è diretta. Per il momento mi fermo qui. Certo che questa mostra fotografica, di soli volti di persone vere stampati e poi “alterati” con colori acrilici mi ha colpito molto. Chissà se in Italia ci sono fotografi che usano questi metodi.

About fabiosalvagno

Un italiano veneziano stabilitosi a Kyoto nel 1991. Dopo molte vicissitudini e la perdita di mia moglie, vivo con mia figlia Elena di sedici anni. Amo da morire fotografare e il mondo della fotografia.
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