Una cantante (e la panetteria che non c’è più)

Ieri ho conosciuto una cantante di Kyoto. Donna piena di energia e vegetariana in passato è stata in Italia, a Firenze, con il figlio di quindici anni, per tre mesi a imparare l’italiano. Dopo, avendo già imparato a cantare in un’università di musica, ha girato per tutte le live-house di Kyoto. Stava cercando un suo stile o un tipo di musica e canzoni che le fossero adatte. Un giorno un chitarrista le chiese se voleva apparire in uno spettacolo con lui, lui avrebbe preparato quattro canzoni per chitarra e lei quattro da cantare. “Non avevo nemmeno la minima idea di cosa cantare e allora l’internet non c’era ancora.” Così andò in un negozio di musica e tra tutti gli spartiti di canzoni ne trovò uno di canzoni italiane. Da allora canta tre volte al mese negli alberghi a Kyoto ed è diventata famosa tra le signore che hanno tempo di andare a mangiare a pranzo e a cena.

L’amica del negozio di obi ci ha presentati perché la fotografa di questa cantante purtroppo non può più lavorare e ha pensato a me. Il primo concerto sarà il ventuno di questo mese. Cosa posso fare? Ho un po’ di esperienza di fotografia da “palcoscenico” fatta durante le presentazioni del nihonbuyo, ma questa volta sarà diverso.

Ho già chiesto alcuni consigli ai professionisti del circolo di Osaka. “Fabio, divertiti!” è stato il consiglio che mi hanno potuto dare. Certo mi hanno spiegato di fotografare dai lati e non dal centro, di controllare le ombre che non siano troppo intense, di andare li con tre macchine fotografiche (e chi ce le ha?), una per ogni scena. Cercherò di divertirmi e di fare meno baccano possibile.

Diciamo che sono un po’ stanco di fotografare le strade di Kyoto, sia di mattina che di notte. Sono belle, per carità, e sono lontanissimo dall’aver esplorato tutta la città come si deve ma ho bisogno di un po’ di “vita”.

E per finire, mi è dispiaciuto sentire la notizia che la panetteria vicino a casa mia chiuderà oggi i battenti. C’era tanto di cartello ma … così per ringraziare il panettiere e le due signore commesse sempre gentilissime, ho regalato qualche foto di Venezia. Ne sono rimasti contenti.

Quando un negozio in cui vai spesso chiude ti puoi sentire un po’ perso, spaesato specialmente quando si tratta del pane che anche a casa nostra è come “il pane di ogni giorno”. È vero che nella strada dove abito ci sono ben tre panetterie e una un po’ più lontana, ma una volta abituati a un gusto è sempre un po’ difficile abituarsi ad altri gusti. Per essere positivi lo voglio prendere come un cambiamento salutare. Ho chiesto a mia figlia: “Visto che la panetteria ha chiuso, che ne dici di cambiare casa?” e lei un po’ nervosa: “Dove?” e io sempre più allegro: “New York!!!!” La conversazione è finita lì. Un po’ di fantasia non guasta mai.

About fabiosalvagno

Un italiano veneziano stabilitosi a Kyoto nel 1991. Dopo molte vicissitudini e la perdita di mia moglie, vivo con mia figlia Elena di sedici anni. Amo da morire fotografare e il mondo della fotografia.
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4 Responses to Una cantante (e la panetteria che non c’è più)

  1. arisio says:

    Non c’e’ nulla di piu’ conservativo e abitudinario di un figlio: hanno il terrore di perdere amici, riferimenti, piccole quotidiane sicurezze…..pensa un poco le nostre figlie se e come sarebbero senza il nostro scatto verso una moglie di un paese cosi’ lontano eppure spesso cosi’ affine……io vivo in Italia, ma in ogni caso i cambiamenti son stati tanti…..anche qui molti negozi che mi hanno accompagnato stanno chiudendo, e’ triste, malinconico, il vero segnale del tramonto…..

    A.

    • fabiosalvagno says:

      Caro Arisio

      i luoghi che frequento, senza accorgermene, sono diventati dei punti di riferimento. Ci sono e
      per questo mi sento tranquillo. Quando improvvisamente chiudono sento come un vuoto
      poi pero` passa e resta un caro ricordo.
      Qui in Giappone, e anche a Kyoto anche se a una velocita` minore in confronto
      ad altre citta`, il vicinato cambia nel giro di un anno. Prima c’era una casa e adesso
      c’e` una strada. Quella fila di casette belle e antiche adesso hanno lasciato il posto
      a palazzoni alti sette o otto piani. Molti lo fanno per non dover pagare le tasse che
      sulla terra e sull’eredita` qui in Giappone sono insostenibili.
      Molti amici mi hanno detto che ormai la casa dove abitavano non esiste piu`. La citta`
      c’e` ma e` cambiata. Restano solo la terra e il cielo (a volte anche i corsi dei fiumi
      venogono deviati). Ritornare a casa per molti significa ritornare alla terra, alla montagna
      dove ci sono ancora i santuari shintoisti. I propri ricordi diventano cosi` l’unica prova
      della propria infanzia.

      Fabio

  2. mario says:

    Ciao Fabio,sbaglio o non vedo tue foto sul blog,come mai?

    • fabiosalvagno says:

      Caro Mario

      sono alcuni giorni che non metto le foto. Cioe` le faccio
      ma di persone e per questo non posso metterle nel blog.

      Ricomincio a metterle da domani (o dopodomani)

      Grazie per il commento.

      Yoroshiku ne

      Fabio

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