Tre giorni chiuso in casa

Un amico mi ha detto proprio questo e ha continuato con un: ”Sono uscito perché in casa non avevo più nulla da mangiare.” E quando l’ho raccontato a mia figlia: “Vorrei farlo anch’io. L’ho già fatto in passato.” Non ci riuscirei mai. Se mi mettessero in galera per qualsiasi ragione mi sa che morirei di strazio. Che la mia sia una malattia? Qualche tipo di psicosi o sindrome? Forse nel dna ho dei geni imparentati con i tonni che se non nuotano non possono respirare e di conseguenza muoio.

Che cosa mi viene in mente di fare quando ho un giorno libero (ma che sono i “giorni liberi?) ? Oggi di mattina per esempio sono andato a correre vicino a casa per una mezz’oretta. Sono tornato a casa e sono uscito per le spese odierne, mi mancavano il tofu e i pomodori. Poi verso mezzogiorno, con tanto dispiacere e mezzo gaudio di mia figlia, mia cognata ci ha telefonato: “Siamo a casa della nonna, andiamo a mangiare tra una decina di minuti. Venite?” Quindi ci siamo cambiati e siamo andati a mangiare in un family-restaurant. Breve chiacchierata e Elena: “Visto che siamo usciti andiamo in libreria.” Lo scorso giorno ha ricevuto in regalo una carta prepagata che può usare in tutte le librerie. Ha comprato tre manga.

Una volta a casa, tra gli “ho mal di piedi” di mia figlia, sono uscito per fare alcune foto del vicinato, non ho molte occasioni. Tanto per aggiungere una scusa. Dopo un’oretta sono tornato a casa e con l’ennesima scusa che erano mesi che non andavo al negozio di obi della mia conoscente, sono passato prima per un negozio di dolci giapponesi e poi sono andato a trovare questa mia amica.

Sono arrivato e non c’era nessuno. Tra una chiacchierata e l’altra è saltato fuori che una sua amica, cantante abbastanza conosciuta nel Kansai, ha un problema. La sua fotografa, un’altra sua amica che l’ha sempre fotografata quando cantava, a causa di una malattia, non può più lavorare per lei. Io potrei diventare la soluzione al suo “problema”. Il suo prossimo concerto sarà il primo di settembre e spero di poter fare da suo fotografo. Sarà un’occasione in più per far pratica.

Adesso, cinque e un quarto di sera, mi trovo in un cafè vicino a casa che ho trovato per caso ieri sera. Elena mi ha dato il suo: “Itte rasshai” e adesso sono a strimpellare sulla tastiera del portatile. Il cafè è simpatico, le ragazze leggermente lente. In giapponese si direbbe sono “fuwa fuwa”. Sono stato al secondo piano, bello ma la ragazza era lentissima a prendere le ordinazioni e una giovane cliente si era seduta proprio di fronte a me e … non lo so perché ma di dava leggermente sui nervi. Ho traslocato al pian terreno.

Non sono riuscito ad aspettare con calma che la cameriera venisse al tavolo a prendere l’ordinazione. Forse sono troppo abituato agli Starbucks e ho dimenticato quanto sia importante aspettare per un po’ e respirare profondamente con calma. E dire che Kyoto è una città tranquilla e dal ritmo lento che mi ricorda vagamente Venezia, ma molto vagamente. Se Venezia può essere una “prostituta bellissima e attraente” molto femminile con i suoi antri scuri e molto erotici, Kyoto la posso sentire come una signora anziana, un po’ pettegola e introversa che non si decide a muoversi, seduta sulla sua storia e le sue arti, fiera, capricciosa, elegante con delle brecce momentanee da cui si può vedere, sentire, annusare e quasi toccare un senso di decadenza che può straziare il cuore. Puo far paura. Può uccidere con il sorriso in bocca o legarti a se stessa e non lasciati più per tutta la vita. La si porta dentro perché si è diventati una parte di essa.

Adesso è meglio tornare nella realtà. Ma quale? Dall’amica del negozio di obi sono venuto a sapere che in questi giorni proprio vicino a casa mia, sul fiume che costeggia Horikawa, tra Marutamachi e Imadegawa, si svolge la festa “Kyo Tanabata”. Tante persone in yukata, tanti colori e luci, a dispetto della mancanza di energia elettrica. Ci andrò? Se devo (non devo ma provo a farlo) autopsicanalizzarmi la diagnosi sarebbe: sindrome da claustrofobia-domestica accompagnata da mania viscidolesbosessuale per la fotografia.

Come vanno le olimpiadi per l’Italia? E soprattutto, come posso scappare da una gatta che fa le fusa ma che mi potrebbe essere utile in futuro?

About fabiosalvagno

Un italiano veneziano stabilitosi a Kyoto nel 1991. Dopo molte vicissitudini e la perdita di mia moglie, vivo con mia figlia Elena di sedici anni. Amo da morire fotografare e il mondo della fotografia.
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4 Responses to Tre giorni chiuso in casa

  1. arisio says:

    Non esiste possibilita’ di fuga da gatte che fanno le fusa……non per uomini che un giorno potrebbero averne bisogno….bisogna prendersi TUTTO il pacchetto.

    A.

    • fabiosalvagno says:

      Carissimo Arisio

      Ti ringrazio per le parole che fanno male ma che
      mi hanno aperto gli occhi.

      Il pacchetto proprio non lo voglio.

      Arigatou gozaimashita.

      Fabio

      • arisio says:

        Dura lex, sed lex…..o come cavolo si dice…….tieni duro, l’indipendenza ha un prezzo alto, ma mai come i pacchetti completi…….

        A.

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