Momenti

Ogni giorno sono fortunato ad incontrare molte persone, spesso sono conoscenti o studenti, ma a volte per caso.

Nel pomeriggio sono stato a una di quadri a Sakuranomiya a Osaka. Non c’ero mai stato così prima di chiedere la strada ho vagabondato un po’ vicino alla stazione. Vicina al fiume Yodo, ci sono molti alberi e un grande parco. In primavera i ciliegi riflessi sul fiume sono bellissimi. Poche le persone che camminavano e ho provato a chiedere la strada a un paio di persone ma non mi hanno saputo dare nessuna indicazione.

La terza, una signora con gli occhiali da sole e un cappello di jeans è stata cortesissima e non solo mi ha accompagnato fino al palazzo ma mi ha anche tenuto compagnia parlando un po’. Forse nonna, ha due figli più o meno della mia stessa età: “eravamo poveri così mentre studiavano alla scuola superiore li ho mandati a lavorare e poi anche in Africa a farsi le ossa.” Mi ha ripetuto più sepesso questa storia della povertà e di quanto sia stato difficile la vita per loro. “Sei europeo?”. La maggior parte delle persone pensa che io sia di origini americane, sarà il vestiario tipico del gaijin. “Hai un’aria europa, quasi italiana.” Che la mia corazza giapponese si stia screpolando? “Vieni (abiti) da Kyoto?” Questa mi ha sorpreso, forse è l’inizio di una nuova membrana kyotese. Comunque sia sono riuscito a trovare il posto e a parlare in un italiano schietto con il maestro ottantaseienne e il figlio quasi settantenne. Due tipi simpaticissimi.

Il tema della mostra erano i baobab. Una decine di opere grandissime in sumi e una ventina a olio. Erano esposte anche ceramiche fatte dalle studentesse. Le opere dei maestri, padre e figlio, sembravano quesi dare una spinta emotiva a quelle delle studentesse: “A volte si deve essere severi e usare la frusta altrimenti non si muovono e non combinano nulla.” Ogni gruppo ha una propria filosofia.

In serata sono passato per una galleria a vedere la mostra del nuovo Skytree di Tokyo. Le varie fasi della costruzione, comparandolo anche al monte Fuji, e usando la luna come punto di riferimento per far capirne la velocità di crescita. È stata una mostra che mi ha fatto vedere quanto Tokyo sia in un continuo stato di costruzione, di cambiamento. Il fotografo era presente e mi ha spiegato con enfasi non solo le varie fasi ma anche la somma spesa per farlo confrontandola ad altre costruzioni. “In futuro anche Osaka diventerà una città simile a Tokyo?” gli ho chiesto e lui si è dimostrato un po’ perplesso: “Il sottosuolo di Osaka è molto più debole perché ci passano molti fiumi”. Nelle foto si potevano vedere le persone grandi quanto delle formiche che lavoravano alacremente a circa cinquecento metri di altezza. Una torre di ottocento metri a Milano o a Roma? Stonerebbe. Forse.

About fabiosalvagno

Un italiano veneziano stabilitosi a Kyoto nel 1991. Dopo molte vicissitudini e la perdita di mia moglie, vivo con mia figlia Elena di sedici anni. Amo da morire fotografare e il mondo della fotografia.
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