Una cena

Mi sono impuntato di portare le foto che ho fatto e continuo a fare alla liuteria Bato che gentilmente acconsente a fotografare il lavoro dei liutai, suoi figli. Sono tutte persone simpatiche e lavorano con il cuore (e anche gli utensili) in mano. Ieri ho passato un’oretta tra i violini in essere e le sviolinate dei bambini che vanno a imparare a suonare. È da circa un anno che li frequento e un po’ alla volta mi sono reso conto non solo dei violini ma di tutto l’ambiente: dai liutai ai bambini che imparano. Inoltre ho saputo che li vicino c’è un negozio di arpe e un’altro di fisarmoniche, forse ho scoperto un giacimento di produttori di strumenti e di persone che forse sono i fondatori di questa zona dove la musica scorre copiosa ma non si può sentire. “Che cosa avete intenzione di fare quando andate in pensioe?” è stata la mia domanda stupida e la risposta coerente: “Continuare a costruire i violini!”. La passione è contagiosa.

Alla sera sono stato a cena, decisa ancora all’inizio dell’anno, in un ristorante di cucina italiana, con alcune studenti. Erano due mesi che non le vedevo e … non sono cambiate affatto, le ho viste un po’ più rilassate e più aperte che non durante le lezioni. Ognuna con la sua vita, la sua passione e le sue preoccupazioni. Una di loro mi ha perfino detto che il suo ragazzo ha chiesto di sposarla quando entrambi si saranno laureati: “Vorrei andare anche al dottorato ma voglio anche lavorare.” Pensa già a fare il dottorato di ricerca ma con il matrimonio non se la sente di farlo: cercherò di spingerla il più possibile a farlo. Un’altra ragazza fa il part-time in un udon-ya dove fa tutto da sola perché lavora da sola. Ci sono solo dieci posti a sedere ed è indaffaratissima, studia composizione alla facoltà di musica. Un’altra ragazza ancora lavora come cameriera in un bar quasi nightclub, lo fa perché a volta la lasciano cantare (studia canto all’università). Torna a casa tardi e il padre non si arrabbia perché “ha la possibilità di fare pratica di canto”. Lei e la sua amica vorrebbero cantare a La Scala di Milano. Tutte lavorano e si impegnano il più possibile ma stentano ad arrotolare gli spaghetti con la forchetta, hanno perfino scoperto che gli antipasti si mangiano con la forchetta e il coltello.

About fabiosalvagno

Un italiano veneziano stabilitosi a Kyoto nel 1991. Dopo molte vicissitudini e la perdita di mia moglie, vivo con mia figlia Elena di sedici anni. Amo da morire fotografare e il mondo della fotografia.
This entry was posted in Esperienze personali and tagged , , , . Bookmark the permalink.

3 Responses to Una cena

  1. valentina says:

    ciao fabio!seguo da tempo con interesse il tuo blog e vorrei farti i complimenti!^_^
    vorrei inoltre chiederti come e se è possibile per una ragazza occidentale fare volontariato come Miko in un tempio di Kyoto…
    ti ringrazio moltissimo e continua così! (ho scritto anche sull’altro blog!!!)

    Vale

    • fabiosalvagno says:

      Cara Vale

      a dire la verita` non lo so. E` la prima volta che qualcuno me lo chiede.
      Provero` a chiedere in giro e penso che uno dei requisiti necessari sia quello di parlare il giapponese.

      Aspetta un po’ per favore.

      Mata ne

      Fabio

    • fabiosalvagno says:

      Cara Valentina

      prima di tutto perdonami il ritardo con cui ti rispondo.
      Sono andato in giro per alcuni santuari e tutti mi hanno chiesto quanto sai
      parlare bene la lingua giapponese. Se non hai problemi allor apoytresti participare
      come miko ma solo per periodi speciali dell’anno e qui dipende dal santuario.

      Questo e` quello che sono riuscito a trovare. Fammi sapere se posso fare qualcos’altro.

      mata ne

      fabio

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *