È arrivata

e ci mancherebbe altro. Ieri sera ero lì davanti al pc con il telefonino sempre a portata di mano sperando che mia figlia mi telefonasse da Amsterdam o appena arrivata a Leeds. Invano. Così ho telefonato io a mia zia e solo allora sono riuscito ad ascoltare la voce di Elena, sana e salva e contenta di essere arrivata. Non l’ho sentita per nulla stanca e anzi era quasi euforica. Erano nell’autobus per York. L’impoortante è che sia arrivata.

Dal pc ho potuto “vedere” l’ora in cui l’aereo è arrivato e partito da Amsterdam e quando è arrivato a Leeds. Tutto in tempo reale e virtuale. Vent’anni fa mia nonna mi disse: “Quando arrivi manda almeno una cartolina!”, adesso ci sono la posta elettronica e i telefonini. Ci sono pure il Nintendo 3ds e il PSP Vita. Un po’ di assuefazione al digitale ce lo abbiamo quasi tutti.

Pensate un po’, mentre ho visto l’aereo di Elena partire, ho mandato un messaggio a una studente per concordare le prossime lezioni. Lei mi ha risposto subito scrivendo che per dicembre non aveva più tempo e alla fine ha aggiunto: “Con la morte di Kim Jon Il al giornale avremo da fare per un bel po’.” Ho subito collegato il viaggio di mia figlia, l’inizio di una nuova vita, con la morte del dittatore Nord Koreano e con l’inizio di una nuova era. L’ho fatto involontariamente e con gusto. poi mi sono ricordato ce in quelle occasioni i koreani sparano missili a destra e a manca per dimostrare la propria “superiorità militare”. Di lì sono sprofondato in un “e se decidono si spararne uno che va a colpire proprio l’aereo …” ho scacciato, schiacciato quei pensieri come potevo sapendo però che avrebbero fatto qualcosa e infatti una volta tornato a casa e controllato le notizie (non ho ancora uno smartphoneiphonewindowsphone) ho visto che invero erano stati lanciati alcuni missili a breve raggio verso il mare giapponese proprio prima dell’annuncio della morte di Kim Jon Il, dovuta a “troppo lavoro”. Il cuore ha ceduto.

Sui giornali giapponesi in formato elettronico si parla della sua morte con molta preoccupazione e più di tutto si accenna ai missili. Ma poco più. Il futuro della regione è sentito con trepidazione e quasi paura nonostante in Giappone ci siano grandi comunità di koreani del nord e anche del sud. Gli spettri ancora vivi di discriminazione razziale giapponese verso i koreani si sono fatti più acuti. Chissà perché ma qui a Kyoto sembra ci siano molti cittadini che odiano i koreani anche se non lo dicono apertamente. A volte questo sentimento affiora come è accaduto qualche tempo fa con una scuola media superiore nordkoreana. Alla Cnn hanno invece trattato l’argomento con più professionalità mettendo sul sito alcuni articoli interessanti tra cui alcune interviste a professori universitari che hanno cercato di spiegare la situazione, con un occhio obbiettivo e “sobrio”. Il nuovo ruolo dei giornali non è solo più quello di informare ma anche quello di insegnare. Oppure è proprio quello per cui i giornalisti dovrebbero scrivere?

L’inizio di una nuova era, di una nuova vita. Proprio verso la fine dell’anno, anzi tra il vecchio e il nuovo.

About fabiosalvagno

Un italiano veneziano stabilitosi a Kyoto nel 1991. Dopo molte vicissitudini e la perdita di mia moglie, vivo con mia figlia Elena di sedici anni. Amo da morire fotografare e il mondo della fotografia.
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