La partenza

L’aereo di Elena è appena partito. Prima di entrare al controllo passaporti abbiamo visto come si può usare l’ipad e le ho spiegato come collegarsi con i vari provider presenti a York. Sarà il suo cordone ombelicale con il Giappone.

Non sembrava molto preoccupata e anzi mi sa che quando arriverà lì si divertirà. Sono stato anche felicissimo di sentire che a Amsterdam non dovrà fare il controllo passaporti come abbiamo sempre fatto a Francoforte e a Helsinki in passato. Così c’è una preoccupazione in meno. Le ho dato dei bigliettini con su scritto il necessario e poi sta a lei.

Sono riuscito a darle una spinta emotiva positiva prima di partire e lei è stata felicissima di spiegarmi come si usa Nikoniko douga. Un forse ripensamento: lo zainetto che Elena si è comprata per il viaggio in aereo mi sa che è troppo piccolo: “Mi piacciono le cose compatte, non voglio portarmi via zaini pesanti altrimenti ci metterei di tutto”. Per tranquillità le ho anche messo un panino nel caso in aereo non fosse riuscita a mangiare (come è già accaduto in passato) che lei fino alla fine aveva rifiutato. Avrò fatto la comare e magari l’avrò anche un po’ (molto??) asfissiata. Ormai è partita e questo è un bene. La figlia che a diciassettte anni fa il suo primo viaggio in aereo da sola. Al check-in l’attendente di volo ci ha chiesto se per Elena fosse il primo viaggio in aereo. Non riesco a tenere conto di quanti ne ha fatti. E adesso riesco a capire e a provare un po’ la preoccupazione dei miei e di mia nonna quando ho annunciato a tutti che sarei partito per il Giappone per un viaggio di tre mesi: “Ma se non sai nemmeno parlare l’inglese! Figurati a fare un viaggio fino all’altro capo del mondo!”. E poi: “Fai attenzione, mangia bene e non andare presso persone cattive.” L’ultimo consiglio di mia nonna prima di partire. Mia nonna pianse, mia madre sorrise un po’ scura in viso, mio padre mi abbracciò come se andassi in guerra, mio nonno mi baciò due volte alle guance. Troppo sentimentalismo.

Adesso devo aspettare circa due ore ancora e poi se riesce mi faccio telefonare da Amsterdam. Altre tre ore e poi da York. Da lì comincerà una giornata lunga prima. Scriverò finalmente le cartoline di Natale e del nuovo anno e mi comprerò un gatto robot o anche uno virtuale per avere almeno qualcuno o qualcosa con cui parlare alla mattina.

About fabiosalvagno

Un italiano veneziano stabilitosi a Kyoto nel 1991. Dopo molte vicissitudini e la perdita di mia moglie, vivo con mia figlia Elena di sedici anni. Amo da morire fotografare e il mondo della fotografia.
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