Un libro

o meglio “un libretto di memorie”. Lo scorso agosto, quando io e mia figlia siamo stati a casa degli zii, avevo trovato un libretto di memorie scritto da mia zia. È una scrittrice, adesso in pensione, per professione e si diletta a stampare dei libretti su ciò che le interessa. In questi anni, con pazienza e diletto, sta raccogliendo le sue memorie in questi libretti. Sono sprazzi di gioventù, del suo piccolo mondo che cominciava all’inizio della strada e finiva con l’ultimo negozio di frutta e verdura. I mostri che abitavano nei gabinetti dietro la casa ma solo di notte. Mi piace il suo modo di raccontare, intimo e con una prospettiva che da degli appoggi al lettore. Un libretto scorrevole ma denso di esperienze e di tecniche stilistiche da cui potrò imparare molto. In famiglia non ci sono mai stati scrittori, “solo” pittori e maestri del vetro e questa nuova ventata di telento ed esperienza maturata in una vita e più mi fa bene. In un futuro vicino spero che anche Elena lo legga. Anzi sono sicuro che lo farà.

Scrivere e fotografare. In questi giorni sto mostrando una decina di fotografie che ho fatto a Murano lo scorso luglio. Mostrandole mi sono accorto che il tema scelto si sta sviluppando con la spinta delle parole che ricevo dalle persone intorno a me. Si tratta di riflessi che ho colto e che hanno continuato ad affascinarmi durante tutta la mia permanenza a Venezia. Non so ancora cosa ho fotografato e perché l’ho fatto. Sarà perché ho visto e sentito qualcosa che si muoveva dentro grazie a quello che vedevo fuori. La parte interessante di questo processo è stato vedere quale fotografia piacesse molto. La maggior parte delle persone ha scelto quella nella quale si riusciva a capire l’oggetto riflesso, invece poche hanno scelto quelle più astratte e solo tre quella in cui i giochi di luce e ombra e la frammentazione dei colori e il movimento dell’acqua erano più marcati. Quando mi hanno chiesto quale mi piacesse ho capito che mi piacciono tutte perché ognuna ha una suo carattere. Ogni fotografia sembra essere una piccola parte di un carattere omogeneo. È un tema che continuerò a sviluppare.

Pensando al tema, da qualche mese sto lavorando con mia figlia perché lei possa imparare a cucinare e lo faccia spontaneamente. A volte non preparo la cena apposta per vedere che cosa Elena si prepara per cena. Fino a qualche giorno fa, quando doveva prepararsi qualcosa da mangiare andava al conbini a comprare qualcosa di istantaneo, ma ieri è stato diverso. In Giappone c’è un piatto tradizionale che si chiama “Niku jaga”: carne di manzo tagliata sottile, patate, carote, cipolla, broccoli, konnyaku con salsa di sioa, mirin e un po’ di sakè. Elena se lo è preparato senza la carne perché non c’era nel frigorifero. “Ho bruciacchiato un po’ tutto e ho messo troppa soia.” Infatti il gusto della soia era molto forte ma l’ho mangiato comunque perché sono sempre alla ricerca di sale a causa della mia dieta. È un primo passo e l’ho incoraggiata a non demordere.

やっと涼しくなったと、秋の到来。風も光も今まで若干青っぽくなった。空は大胆に移り変わる。秋の食欲と言われているせいかもしれない、娘は自分で肉抜きの肉じゃがを作った。マロニを少し焦がして、醤油を入れすぎて大分塩っ辛かったが美味しくいただけた。初めての料理にしては上出来だ。

レッスンとレッスンの合間、イギリスのおばさんが送ってくれた自伝を読んでいる。本より冊子なものだが中身は面白くて、ユーモアに溢れている短編になっている。プロの作家よしてイギリスで活躍して、現在はおじさんと活発に老後を楽しんでいる。家系では画家とガラス作家がいたが作家はあると知らなかった。今年の八月、初めてイギリスへ行った時にそれを知って嬉しかった。彼女の書き方は非常に面白くて、言葉使いや表現選び、文書の組み立て方は勉強になるものばかり。この冊子を読み終わったらまた送ってもらうようにしたい。

 

About fabiosalvagno

Un italiano veneziano stabilitosi a Kyoto nel 1991. Dopo molte vicissitudini e la perdita di mia moglie, vivo con mia figlia Elena di sedici anni. Amo da morire fotografare e il mondo della fotografia.
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