Novantaquattro anni

e parla in inglese. Ho incontrato la signora Matsuo e abbiamo preso un te insieme. Mi aveva telefonato ieri e con grande sorpresa non mi ricordavo chi fosse. Finalmente questa mattina ho avuto un’illuminazione e ho rivisto la scena di quella domenica al Ghion Matsuri in cui avevo incontrato e fotografato due signore di novantaquattro anni.  Finalmente sono riuscito a collegare il tutto. (Per un attimo mi è sembrato di sentire le sinapsi che raggiungevano le altre e costruivano un nuovo collegamento e da lì poi la rivelazione di questa memoria scollegata e momentaneamente persa)

Ero in bicicletta e proprio all’altezza di shijo horikawa è iniziato a piovere a catinelle quasi all’improvviso. Sbaglio spesso a non ascoltare i consigli delle previsioni del tempo!!! Un po’ di testardaggine porta a una lavata di testa e infatti quasi bagnato fradicio sono entrato in un conbini e ho comprato un’ombrella. Da lì, con l’acqua che scorreva per la strada come un fiume, ho camminato fino all’albergo. In questi giorni la temperatura è sui venticinque-trenta gradi ma negli alberghi c’è l’aria condizionata accesa e l’aria è secca. Con la paura di prendermi un malanno sono entrato e sono sceso per le scale mobili come mi era stato descritto dalla signora Matsuo. È l’ho trovata lì, seduta sotto un ombrello rosso molto giapponese, con in mano il bastone appoggiato al mento. Ho alzato in braccio per salutarla e lei subito ha sorriso e si è alzata: “Vieni, vieni di qua che ci sediamo”. Passi veloci, bastone fermo sulla mano sinistra, ha fatto gli ultimi scalini e ha scelto le poltrone dove sederci. Ha subito ordinato dei tramezzini :”Di solito non mangio molto, ti vanno bene dei tramezzini?” Abbiamo parlato, anzi lei ha parlato per quasi due ore.

Mi ha mostrato le fotografie dei figli, dei nipoti e dei pronipoti: “Il marito di una mia nipote è ungherese, guarda, questi sono i suoi figli alla festa di compleanno.” E ancora:” Quando Murakami san (l’altra signora novantenne sua amica e mia conoscente) mi ha detto che hai perso tua moglie mi sono ricordata di quando anch’io avevo perso mio marito durante la guerra mi ero ritrovata con tre figli e senza nessun modo per sopravvivere. Sapevo leggere e scrivere ma non battere a macchina. Potevo parlare un po’ di inglese perché alla scuola superiore sono stata così fortuna ad avere un professore inglese che ci aveva insegnato la lingua a suon di bacchettate. Piangevo quasi ogni giorno. Grazie al mio inglese sono riuscita ad incontrare un missionario protestante con sua moglie appena arrivati a Kyoto. Lui poteva parlare il giapponese ma la moglie no e per di più aveva portato sua figlia di appena sette mesi. Mi hanno fatto vivere da loro con i miei figli così avrei potuto fare l’interprete alla moglie. Mi hanno aiutata moltissimo, senza di loro non avrei avuto modo di sopravvivere.”

Dopo un boccone al primo tramezzino ha continuato: “Però dopo un po’ di tempo sono stati trasferito a Kyushu e volevano che andassi con lui. Gli ho detto che non volevo lasciare Kyoto, perché ero nata qui, allora mi ha detto di andare a presentarmi al GHQ a Fushimi, dove c’era una base militare americana. Quando sono arrivata mi sono messa in coda a una lunga fila. Erano tutte ragazze giovani, solo io avevo più di trent’anni e non vedevo come sarei potuta entrare. Quando è arrivato il mio turno di colloquio il colonnello mi ha chiesto: Do you speak English?” E io: “I don’t speak English very well.” Con una forte intonazione inglese, diversa dalla loro americana. Il colonnello è stato così colpito che mi preso, l’unica tra tutte quelle ragazze più giovani. Mi ha fatto lavorare alla base e spesso mi chiedeva di cosa avessi avuto bisogno per i figli. Durante e dopo la guerra non si poteva comprare quasi nulla e avere un po’ di sapone era un lusso. A volte mi chiedevano se volevo andare alle feste che facevano in centro di Kyoto con loro ma io rifiutavo sempre dicendo: My sons is waiting for me at home. I want to be there. Loro poi mi rispondevano sempre: Why don’t you enjoy yourself? Is this the Japanese way?”

Mi ha raccontato di come i figli abbiano studiato molto e siano diventati dottori e professori in varie università nel Kansai e a Tokyo. Mi ha spiegato come sia da parte di madre che da parte di padre discenda da persone importanti nella storia giapponese come Odanobunaga e Akechimitsuhide. Francamente non riuscivo a starle dietro con tutti quei figli, nipoti, pronipoti, nuore e altre persone ancora. In più mi parlava della sua riunione di aiuku con gli amici che si svolge una volta alla settima al trentaseiesimo piano di un albergo a Tokyo. Parenti e amici artisti la circondano e spesso la accompagnano in macchina a Kyushu e in altri luoghi per mostrarle le loro opere. Domani mi ha invitato alla villa di suo nonno che si trova sulle sponde del lago Biwa. “Penso che vedere un po’ di architettura giapponese ti interessi. Sei libero?” Non ho potuto rifiutare e anzi ho accettato con gioia.

Ha parlato per circa due ore. La sua voce scattante, vibrante e scintillante, risuonava in tutto il ristorante. Le ho chiesto come facesse a mantenersi così giovane nonostante quasi tutte le sue amiche fosse o morte oppure in case di ricovero per anziane. “Non lo so” mi ha risposto. Da quello che ho potuto capire; Matsuo san incontra spesso persone nuove (anche i gaijin come me), scrive haiku che legge alle sue amiche e passa un mese a Kyoto e un mese a Tokyo. Cucina da sola e fa le spese da sola e ha perfino visto e toccato un i-pad di una sua amica dicendomi: “Se tu cerchi in queste nuove pagine elettroniche troverai anche il mio nome accanto a quello di mio figlio. Lui ha scritto di me.” Ma non è finita: “Pensa che alcuni anni fa mentre viaggiavo in aereo per Hokkaido, nella rivista che la compagnia aerea regala ai passeggeri, ho trovato un articolo che parlava e riproduceva la cortolina che più di cent’anni fa mio padre aveva mandato a mia madre mentre si trovava a dipingere a … (non ricordo più il nome della città). Era scritta tutta in katakana più facilmente leggibile per mia madre. Mio padre era un artista molto famoso e non mangiava mai con noi. A casa c’era una piccola terrazza che dava su un fiume. Era sempre li che mangiava e pensava alle sue opere da solo. Voleva sempre mangiare molto bene e la parte visuale della cucina era importantissima. Mia madre stava in cucina dalla mattina alla sera per poter preparare quei piatti che adesso di possono vedere e mangiare solo nei ristoranti di lusso. Grazie a questo adesso anch’io posso cucinare e mangiare bene.”

“Allora ci vediamo lunedì all’entrata della metropolitana, verso all’una. Domani sera comunque ti do una telefonata per confermare. Adesso vai a sederti che io vado a pagare. Aspettami li, sotto quell’ombrello rosso, dov’ero seduta io mentre ti aspettavo.”

 

先日も、今日も長~い一日だった。大阪でのレッスンと友人のお茶、94歳のおばあちゃんのとても軽いディナー。今日のちょこっと時代祭りとおばあちゃんのランチと東京で写真家として活動している友人のお茶と長い会話。とても濃い二日間だった。

今年の七月、祇園祭の日に出会ったおばあちゃんとの再会ができて、自分の人生をほぼ2時間半話していただいた。面白かった、疲れた。孫と曾孫、息子たちと先祖の家系の話は頭にの中にこんがらがって、大混乱だった。織田信長が戦後の伏見区にあったGHQに混ざって、いったいこれから整理できるのだろうかといまだに思う。明日の琵琶湖の別荘訪問はお楽しみにしています。

うちのおばあちゃんは88歳で、どちらかと言えば、少し守り気味体制に入って、外にあんまり歩けなくなった「しんどい!!」だそうだ。が、歩かないと段々体が弱くなって、一人生活ができなくなる。本人はこれをよく理解してなるべく体をう動かそうとする。上に書いた、94歳のとても元気なおばあさんの話をしてあげたら「負けられないね」と言って、やっと私と娘と一緒に、若者向けのカフェでランチができた。おまけに、自分で長い階段を上ってくれて「はぁ!疲れた!!これでよく寝れるわ!」とコメントをしてくれた。

 

About fabiosalvagno

Un italiano veneziano stabilitosi a Kyoto nel 1991. Dopo molte vicissitudini e la perdita di mia moglie, vivo con mia figlia Elena di sedici anni. Amo da morire fotografare e il mondo della fotografia.
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