Cinque euro per tre pomodori

Ieri è stata proprio una giornata lunghissima ma fruttuosa e divertente. Sono arrivato a casa più stanco del solito e con meno forze del solito. A volte ci vuole.

Sono stato al centro culturale italiano di Osaka per assistere a una presentazione di una lezione di italiano da parte del direttore di una scuola di lingua italiana di Bologna. Il tema era “l’uso del corpo e dei gesti durante la lezione”. Due argomenti a me carissimi ma che purtroppo non ho mai potuto usare in quanto qui in Giappone non si ha l’abitudine di toccare le persone. Se lo avessi fatto mi avrebbero già denunciato, incarcerato e magari lapidato. Almeno secondo la mia esperienza personale, il novanta percento degli studenti sono di sesso femminile e non, purtroppo o per fortuna, mi sono mai permesso di toccarne alcuna (magari qualche pacca sulla spalla). Ho visto in passato cosa era accaduto ad alcuni amici docenti quando, per rendere la lezione più italiana, abbracciavano gli e le studenti come si fa in Italia quando si incontra un amico.

Ad esempio, è il caso di un amica-studente giapponese che ha fatto alcuni amici in Italia. È andata a trovarli e loro l’hanno baciata sulle guance come quando si saluta un amico che non si vede da moolto tempo. La sua reazione: “Lì per lì sono rimasta scioccata. Ma cosa fanno questi!! Perché mi hanno improvvisamente baciata!!?? Ma come si permettono!!!” Poi ha capito e si è abituata e continuando: “Sicuramente per molte donne questo saluto è uno stimolo molto, anzi troppo forte. Però ci si può abituare.” Sempre ricordando il saluto, mi è capitato spesso in passato di avere la reazione contraria, cioè di studenti che prima di andare in Italia si comportavano come tutti i giapponesi quando ci si saluta, ma una volta tornate dall’Italia si avvicinavano a me per salutarmi “all’italiana” ma io, indietreggiavo perché non più abituato e loro rimanevano deluse forse tristi della mia reazione. Ma anche qui paese che vai usanze e abitudini che trovi e in cui forse mi sono immerso un po’ troppo.

Grazie o a causa di queste esprienze non ho quasi mai usato l’uso del corpo in classe se non per usare dei gesti per delle azioni che si fanno tutti i giorni del tipo “aprire il frigorifero”, “bere un bicchiere di vino, birra, acqua …”. Questo tipo di esercizi è sempre piaciuto ma non mi sono mai spinto oltre.

È di una studente che studia “gender”, lo studio dei comportamenti degli uomini e delle donne (sommariamente) la domanda: “Ma è vero che in Italia ovunque si vada gli uomini cercano di abbordare le donne?” Le ho spiegato che spesso è vero ma non sempre. Spesso anzi si vuole fare solo una bella chiacchierata. “Qui in Giappone noi andiamo al cafe, tipo Starbucks (mi domando perché in Italia non ci sia) per studiare o leggere un libro e passare dei momenti tranquilli da soli. Anche in Italia è così?” Qui è difficile generalizzare ma le ho detto che in Italia quando si va al bar spesso si vuole “socializzare”, si fa una chiacchierata anche senza diventare amici. In Italia non si va al bar per stare da soli. Magari nei cafè eleganti sì, ma al bar mi pare di no. “Quindi al bar gli uomini abbordano le donne.” ha commentato questa studente. Dalle sue parole questo “abbordare” oppure “provarci” che traduco dal giapponese “nanpa o suru” è un atto violento o quanto mai molto spinto, fuori dalle regole e dalle abitudini. È vero che in Giappone esistono i treni con i vagoni, i pullmann e i condomini solo per donne. E qui mi sono incasinato e non capisco più cosa sto scrivendo. Purtroppo non sono riuscito a partecipare alla lezione di prova con gli esercizi di questo professore ma cercherò di sapere come è andata.

E oggi mi hanno trapanato un dente. C’era la carie e purtroppo l’anestesia non ha funzionato come avrebbe dovuto. La dentista con gli occhiali rotondi mi ha fatto presente che per alcuni giorni sentirò dei dolorini un po’ acutini. Mi hanno dato le pastiglie contro i dolori. Però quello che più mi dolora è vedere il prezzo dei pomodori andare alle stelle. Mi sa che i produttori hanno preso la parola nella versione antica che “il pomo de oro” si deve pagare a peso d’oro. Adesso che i prodotti del nord del Giappone non si possono fare girare, la verdura di solito estiva ha prezzi stellari.

Tra tutto questo Elena mi ha chiesto di comprare un libro che introduca ad imparare la lingua tedesca. Vediamo se almeno lo sfoglierà.

以前から、京都の鴨川が気になって、それを撮りたかったが、頭の中に映像がまとまっていなかったこともあって、何度も断念したことがあった。今回、晴れ天気で一時間だけの撮影ができて何とか形になったかなと思う。休日の川沿い、人々の動きが目立って、面白い。家族連れや、お弁当を食べる又はお話をするカップル、一人でゆっくり自分の時間を過ごす女性と男性。何度も行きたい場所を見つけた。その反対に、二度と行きたくない場所は歯医者さんの所かもしれないが定期的に検査をしないとひどいことになる。ひどいことと言えば、イタリアの信用度が下がったことと、ベルスコーニ首相はまだ女性問題を引きずっていること。今日のニューズで「イタリアの将来に若者が必要だ」とイタリアの中央銀行がやっと理解したようだ。今まで、イタリアの大学で学んでから、優秀な人材は外国の企業に勤めた。頭脳輸出に悩まれているイタリアはこれからまだ悩まされるだろうが、団塊世代の力が付き始めている中、若者を強くさせないとイタリアという国は成り立たなくなってくるだろう。ギリシャより大いに掃除と整理が近いかもしれない。早ければ早いほどいいなのだが・・

 

About fabiosalvagno

Un italiano veneziano stabilitosi a Kyoto nel 1991. Dopo molte vicissitudini e la perdita di mia moglie, vivo con mia figlia Elena di sedici anni. Amo da morire fotografare e il mondo della fotografia.
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2 Responses to Cinque euro per tre pomodori

  1. Marilena says:

    Caro Fabio, il tuo aneddoto mi ha fatto venire in mente un episodio di tanto tempo fa. Nel ’92 ero a Brighton, per la classica vacanza studio dell’inglese. (Devo dire che ero una brava bimba, e studiavo davvero…). C’erano studenti da tutto il mondo. Il bello veniva all’ora di pranzo. Ci si ritrovava in una coffee room, molto luminosa, con le vetrate che davano sul parco. C’erano molti tavolini rotondi, da otto persone. Noi studenti eravamo una settantina. E, almeno a mensa, ci si ritrovava al tavolo con i connazionali per poter parlare la propria lingua in totale relax. E colà mi capitò di osservare una situazione che non ho più ritrovato. E cioè ogni tavolo era un microcosmo sociale, fatto di usi e costumi del paese di provenienza. In particolare, quel giorno, ci sarebbe stata una specie di trivial pursuit in inglese, per favorire l’uso della lingua, quindi al tavolo, noi italiani, si discuteva su come suggerirci le risposte, come a scuola… e si chiacchierava e si rideva. Poi mi giro e vedo “il mondo”. A scalare in ordine di compostezza: al primo posto il tavolo dei giapponesi; mangiavano il loro bento (chissà come se lo procuravano!!) in totale silenzio, ordinati, rigidi sulle sedie. Poi veniva il tavolo degli europei del nord, tedeschi, scandinavi ecc, che parlavano a bassa voce e bevevano birra. Quindi il tavolo dei francesi, più disinvolti, cordiali ma composti. Dopo c’era quello degli italiani che discutevano animatamente su come “fregare” al gioco! Indi gli spagnoli, chitarra in mano, sigaretta e passi di tacones (flamenco?) sul parquet della sala. Alla fine, nel caos più totale, quello dei sudamericani che, sentendo gli spagnoli suonare, si erano messi a ballare sui tavoli!! Guardavo tutti ‘sti tavoli, col casino che facevano i messicani e il silenzio pietrificato dei giapponesi, estranei a tutto quel rumore (per inciso, quella volta, arrivò la direttrice a chiedere di non ballare sui tavoli, thank you!). Ciascun paese ha le proprie convenzioni sociali, che studiano addirittura la distanza minima che tengono due persone che parlano tra loro.. inutile cercare di stabilire quale sia il modo migliore di agire. Non ha senso. Molto utile, invece, è conoscere le differenze che ci sono, perchè sapere comportarsi in modo adeguato in un paese straniero è segno di rispetto, e, come si dice, a Roma fai come fanno i romani. Se io venissi in Giappone non mi metterei certo a sbaciucchiare le persone, sapendo che non è opportuno. Ma se un giapponese, o altri, venisse in Italia, mi aspetto che accetti di buon grado di essere sbaciucchiato. E se non c’è abituato, non viaggi! I brasiliani quando ti salutano ti stritolano, ti baciano, ti stanno a venti centimetri dal viso ed è, onestamente, molto asfissiante. Ma non mi sono mai sognata di indietreggiare! I venezuelani sono maschilisti, con cortesie che da noi usavano 50 anni fa, e alle quali noi donne non siamo più abituate e sinceramente sono anacronistiche. Per dire: a Caracas, se ero con un ragazzo/uomo di fronte ad un ascensore, non mi era concesso di schiacciare il pulsante di chiamata. Perchè? Perchè, cortesemente, lo schiacciava Lui. Dovevo entrare per prima (concedono il passo), non potevo aprire da sola la portiera della macchina, mi scostavano la sedia per farmi sedere ecc. ecc… dopo un pò ero isterica. Ma ho sempre sorriso e ringraziato. Per fortuna, qui in Italia, mi aggiusto il ferro da stiro da sola, mi sostituisco l’hard disk difettoso e vango in giardino se voglio mettere a dimora una pianta. E mio marito si guarda bene da dissuadermi 😉
    E comunque viaggiare e bello per questo, anzi, forse è la sola cosa che valga la pena. Musei e monumenti sono bellissimi, e io ci rimango a bocca aperta, ma vuoi mettere stare a contatto con la gente e sentire cosa pensa e come si comporta? Io pagherei per andare ad abitare con una famiglia straniera, farmi piccola piccola e osservare tutto quello che fa, quello che cucina tutti i giorni, come si diverte con gli amici in casa…
    Mata ne.
    Marilena

    • fabiosalvagno says:

      Carissima Marilena

      quello che hai scritto e` come l’oro colato. Anzi di piu`.
      Mi sono immaginato questi giapponesi che mangiano obento tranquilli
      magari scuotendo la testa o facendo finta di non sentire la baraonda intorno.

      Pensando che anche mia figlia potra` fare delle esperienze come le tue
      divento felicissimo a solo pensarci.

      Grazie per il bellissimo commento.

      Mata ne

      Fabio

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