Esperienze di giapponese, sono 1

In questi giorni che cerco di far parlare mia figlia in inglese facendole delle domande facili facili a cui possa rispondere brevemente, sono sorti dal nulla dei ricordi sui primi tempi in cui cercavo di imparare la lingua giapponese sia a Venezia che a Kyoto.

Il primo contatto con questa lingua è stato proprio con mia moglie nel lontano 1990. Ci eravamo incontrati a Venezia e ho avuto un primo sentore di questi suoni alieni. Avevo deciso di andare in Giappone per incontrarla così ero andato in giro per le librerie, fino anche a Padova per trovare dei libri per fare pratica. Avevo trovato un libro con le cassette. Forse il libro si intitolava “Minna no nihongo”. Non so se c’è ancora ma allora era l’unica risorsa che ero riuscito a procurarmi all’università. Avevo anche comprato il dizionario italiano-giapponese ma inutilmente. Avevo bisogno di praticarla, di parlarla come avevo fatto con l’inglese. Cercavo di capirne la grammatica ma proprio non entrava. Il libro però mi fu utile per memorizzare qualche parola e dire qualche espressione come i ringraziamenti o i saluti. I ricordi sono lontani e di quel primo periodo proprio non riesco a ricordare di più.

Nei primi mesi di vita in Giappone, mi ricordo la prima parola che mi riusciva e usciva benissimo:”muzukashii” (difficile). Spesso mi chiedevano come fosse il giapponese e io subito: “Muzukashii, totemo muzukashii”. (totemo=molto) Andavo in giro in bicicletta tra i santuari e i templi di Kyoto. Chiedevo la strada con: “Sumimasen, Kinkakuji wa doko desu ka?” (Mi scusi, dove si trova Kinkakuji?) Non capivo quello che mi dicevano ma usavano i gesti e con quelli mi orientavo. Quante volte ho perso la strada …

Mi ricordo anche quando, il giorno in cui sono tornato dall’Italia per poi fare il visto da studente, mia moglie mi ha portato dai proprietari del palazzo dove abitavamo per salutarli. Mi disse: “Devi dire: Osewa ni narimashita. Arigatou gozaimashita.” (Grazie per averci ospitato ed esserci preoccupati per noi. Questa è la mia traduzione personale.) Mi ricordo che mi arrabbiai perché, secondo la mia opinione da ventenne, erano loro che dovevano ringraziarci per essere stati da loro e non il contrario. “Abbiamo pagato un sacco di soldi, ci hanno perfino fatto pagare salatissima la bolletta del telefono, e adesso dobbiamo anche ringraziarli?” La gioventù e l’esuberanza.

“Konichiha”,”Ogenki desu ka?”,”Arigatou”,”Sumimasen”,”Mata ne” e altre semplici espressioni sono state quelle che mi hanno accompagnato per i primi mesi. “Sumimasen. Nan ji desu ka?” (Scusi, che ore sono?) è stata la domanda che ho chiesto maggiormente ai passanti a Kyoto per sbloccarmi e parlare in giapponese (nonostante avessi avuto l’orologio al polso!!!).

A Venzia, dopo essere tornato dai primi tre mesi di Giappone ed aver fatto dodici lezioni private in una scuola di lingua, lavorando ascoltavo le cassette che mi ero comprato a Kyoto. Le ascoltavo dalla mattina alla sera e cercavo di usare da solo le espressioni del libro “Japanese for busy people”. Mi sembrava di essere imprigionato. Ero riuscito a trovare un’insegnate di giapponese che purtroppo mi faceva solo leggere i libri che avevi comprato a Kyoto e il cui marito era così geloso che mi guardava con due occhi torbidi ogni volta che mi incontrava per strada. Soldi spesi quasi per niente.

Dopo tre mesi di vita e qualche lezione privata ero sicurissimo di voler imparare il giapponese, sia letto che scritto oltre al parlato. Dopo sono stati due anni di scuola di lingua a imparare e praticare quattro ore a scuola e tre o quattro ore a casa.

数日前、アーティストである友人と会って楽しい食事とお茶の二時間ほどになった。制作の話、これからの話そして過去の話面白い話題が飛び交った。その中で興味深い出来事があった。子供の頃、習字は周りの友達より上手だったので、先生は一年間友人に付きっ切りで猛練習させたそうだ。お陰様で大きな賞をもらった。「毎日先生が付いてくれたから大変だった。今から思えば良その時はいい経験になったが、当時かなり苦しかった。」

苦しい時は成長の時でもあることもある。その話の中で、小学校の頃の先生の表情ととても大変な学校の課題と宿題を思い出した。毎日の文法の練習、短い作文と長い作文、詩の暗記と皆の前でそれを間違わないで言う、などなど。毎日の短い授業時間だったがとても濃かった。

 

About fabiosalvagno

Un italiano veneziano stabilitosi a Kyoto nel 1991. Dopo molte vicissitudini e la perdita di mia moglie, vivo con mia figlia Elena di sedici anni. Amo da morire fotografare e il mondo della fotografia.
This entry was posted in giapponese and tagged , , , . Bookmark the permalink.

2 Responses to Esperienze di giapponese, sono 1

  1. Alan, Serafina e Asia says:

    Certo che c’e’ ancora Minna no Nihongo!!! Lo usavamo all’università alle lezioni di giapponese.

    • fabiosalvagno says:

      Carissimi Alan, Serafina e Asia

      A quel tempo i materiali erano pochissimi (in Italia).
      Adesso diciamo che non ci si puo` lamentare.

      Mina ni yoroshiku ne.

      Fabio

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *