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Inoue Akane
Giovanissima e piena di energia. Lavora sodo per poter andare all'estero per creare opere e installazioni in un ambiente diverso.
il quaderno di Inoue
Yoshikawa san vive a Nara, la sua citta` natale che continua a fotografare da piu` di quarant'anni. Le sue foto mostrano un Giappone, diverso e in continuo cambiamento ma ancora vivissimo.
Yoshikawa san, un maestro della fotografia giapponese-
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ciao da kyoto
Ancora terremoti
Appena arrivato a casa Elena mi ha detto che alla tv avevano trasmesso la notizia del terremoto nell’Emilia Romagna e delle vittime. Spero che siano pochissime e che gli aiuti possano arrivare in tempo.
In Giappone i terremoti del quinto grado ci sono quasi ogni mese e sono anche troppi. Le persone si sono “abituate” e non tengono più i viveri come scorta in caso di un cataclisma come quello di Kobe di diciassette anni fa e quello dello scorso anno. Queste sono purtroppo occasioni che fanno pensare ma spero che nessuno gridi “all’untore” e invece si pensi e si agisca a come proteggersi e confrontarsi con questi terremoti.
Oggi ero appena uscito dalla casa di un’amica quando è iniziato a scrosciare con lampi e tuoni. Era accaduto anche in mattinata e due volte di fila in un giorno mi è sembrato un po’ strano. Mentre mi dirigevo verso la stazione ho visto molti fulmini cadere nella zona e una volta arrivato al binario mi sono accorto che i treni erano fermi. Un fulmine aveva fatto perdere l’elettricità a una buona parte della linea ferroviaria Hankyu e un treno era rimasto in panne in una stazione li vicina. È la prima volta che mi accade e mi sono sorpreso. Così sono uscito e ho preso il treno della JR (la stazione è a circa cinque minuti a piedi da quella di Hankyu Takatsukishi) e sono arrivato in ritardo alla lezione di circa trenta minuti. Sono momenti in cui si pensa a quali altri mezzi di trasporto possono essere utili e sono stato fortunato ad avere avuto ben due linee ferroviarie tra cui scegliere. Senza di quelle non sarei riuscito a muovermi perché nel frattempo era ricominciato a piovere e a lampeggiare. Sembra che molta aria fredda sia arrivata dal nord creando queste improvvise piogge torrenziali con lampi e tuoni. Domani dicono che sarà bel tempo. Andrò a portare le foto per la mostra che inizierà dopodomani.
Posted in Esperienze personali
Tagged fotografia, hankyu, nikon, pioggia, terremoti, tuoni
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人物撮影の初体験
その前に
決めていた撮影場所への電車の中で、パソコンの作業に夢中で、後数分で梅田駅に着こうとしていた。少し慌てて、カメラにモノクロのフィルムを入れて、フィルムを回そうとしたら、カメラが動かない。何度試してもだめ。「何でこんな時!!」と思ったが、「こんな時だから!」だろうと思った。半分諦めて、約束の時間にまだ15分あって、駅の改札口を出たら、自分の携帯を電車の中に置き忘れたことに気がついた。思いっきり慌てて戻ったら、電車はすでに京都へ出発をしていた。おまけに、モデルさんとの約束の場所は大阪駅の出口だった。人ごみで、会いにくい場所だから、携帯電話での連絡が不可欠だろう。
時間通りに着いたが、モデルさんの姿が見当たらなく、心配がその場で募り始めた。「携帯以前の時代の連絡手段はなんだったか」と冷静さを取り戻して、改札口でアナウンスをしてもらおうと思った時にモデルさんに見つけられた。こんなこともあろう。
そして肝心な撮影。プロのモデルさんではなく、友人だったので二人とも楽にして撮影に臨んだ。撮影の場所は検証済みだったので、光と影の計算はある程度までしていたが、やはり難しかった。一瞬に変化をする顔の表情、早い手の動き、難しかった。一番難しかったのはモデルさんとの会話だった。会話というより、言葉の行き来のリズムと、笑顔と悲しい表情。一時間半に渡って、会話をしながら、ポーズをしてもらいながら撮影が続きました。面白かった。非常に面白かった。フィルムが使えなかったが初体験としてはよかった。次回をお楽しみにしている。
Il susseguirsi
Erano cinque mesi che aspettavo e finalmente oggi ho avuto l’occasione di poter fotografare una giovane amica. Ma prima …
Nel treno verso Osaka pensavo alle condizioni fisiche di mia figlia che ultimamente non sono delle migliori. In questi momenti penso sempre a come si potrebbero cambiare le cose. Di solito, specialmente in questi giorni, scrivo questi miei pensieri in una pagina del One Note, tra le lezioni di italiano e le mie critiche-passioni alle fotografie. Un po’ in meditazione un po’ in fase di autocritica mi sono accorto che stavo per arrivare al capolinea così ho estratto la macchina fotografica analogia, ho messo un rullino bianco e nero e … il bottone dello scatto non funziona. Improvvisamente. Ho cercato di fare del mio meglio ma non è bastato (domani lo porto a far riparare).
In quella situazione di autocritica con aggiunta di un “ma che cacchio!! Perché deve succedere proprio in questi momenti?!” (ed è proprio in questi momenti che succede), sono uscito dal treno e dopo aver passato la biglietteria automatica mi sono accorto … che avevo lasciato il telefonino nel treno. Apriti cielo! Sono andato al banco dei passeggeri e mi hanno lasciato correre verso il treno che ormai era già partito. “Se torna fra un’oretta le possiamo dire dove si trova, se riusciamo a trovarlo.” Ero quasi in ritardo all’appuntamento, il primo e il più importante. Mantenere la calma e la freddezza professionali (ma di che?) mi è stata d’aiuto. All’uscita dove dovevo incontrare la mia modella c’erano moltissime persone (e ti pareva?) ed erano già passati cinque minuti. Tra micro attacchi di panico ho scavato nella memoria e mi sono chiesto come si faceva nel passato a incontrarsi quando i telefonini non esistevano. L’annuncio! Mi sono affrettato all’entrata e aveva appena finito di dettare il nome della persona che cercavo quando proprio lei è sbucata da dietro e si è scusata per il ritardo: “ti ho mandato un messaggio ma non mi hai risposto”. Altro che sospiro di sollievo!!!
Comunque sia, alcuni giorni fa ero andato a controllare le condizioni di luce del posto dove avremmo fatto le fotografie così ero mentalmente un po’ preparato. Quello a cui non ero preparato è stato invece il fotografare una persona la cui espressione del viso cambia continuamente!!! Inoltre i movimenti delle mano a cui tengo moltissimo erano quasi imprendibili. Movimenti veloci, cambiamenti di espressioni di cui non mi ero mai accorto. La dinamica è stata: macchina fotografica in mano, lei che se ne stava in posa ma non statica (era libera di mettersi come voleva) e questo flusso di parole tra lei e me. Sembrava essere una chiacchierata normale ma tra una battuta e un’altra, anzi nel mezzo era un continuo rinascere di sorrisi, di occhi tristi o stupefatti. Altro che andare a Shinsaibashi a fotografare i passanti! È vero, non mi ero preparato molto, però anche questo “essere impreparati” può insegnare molto.
Come si può (ri)trarre il meglio di una persona? Mi sono accorto che non si tratta solo dell’immagine, dei pixel che vengono illuminati sullo schermo. Si tratta della persona stessa che si trova in un continuo stato di transizione dal prima all’adesso, al sempre presente.
Già sto pensando alla prossima volta, sperando che ci sarà, e a come posso migliorare sia le pose che la luce.
E domani … tutto il giorno segregato a casa (beh, almeno andrò a comprare le cartucce e la carta per la stampante) a stampare le foto per la prossima mostra.
P.S. Il telefonino è stato ritrovato e sono andato a prenderlo alla stazione di Kawaramachi a Kyoto. Lo avevo fatto comunque disabilitare dalla compagnia telefonica.
Habemus Papam
Purtroppo non ho l’occasione di vedere molti film italiani ma con la “scusa” di insegnare italiano cerco sempre l’occasione per far vedere un buon film o un film che mi piace (e che spesso non è buono). Questa volta è piaciuto a molti studenti, non per il contenuto, perché quando si parla di religione o quando la religione fa da superficie per un tema più profondo, ma per la bellezza delle sale di San Pietro e dei cardinali vestiti in rosso.
Loro guardavano ai grandi affreschi e alla maestosità della basilica, io invece ero quasi immerso nei ricordi di quando, da bambino andavo a giocare all’oratorio. C’era un prete di nome Adriano che aveva più vitalità di un bambino di tre anni, sempre scattante e pronto a dare consiglio, o intervenire con le parole e non solo con quelle, agli argomenti che prendevano essere tra noi bambini. È stata proprio la scena del torneo di pallavolo a farmi immergere nel mare di ricordi.
La psicoanalitica (interpretata da Nanni Moretti) con il suo “io sono il migliore” forse è stata presentata come un’alternativa alla fede, ma questa non l’ho capita bene. I dubbi nella vita esistono e forse sono proprio questi dubbi che ci permettono di costruirla con le azioni di ogni giorno. I cardinali hanno deciso e il Papa aveva accettato ma sentiva il compito come troppo pesante: “Un miliardo di persona La aspettano” è stato il commento del portavoce del Vaticano nel film. Una frase che può incutere paura e sgomento.
È un film che vorrei mettere nel prossimo corso di film italiani per studenti stranieri. Quando, non lo so ancora.
P.S. (mostra fotografica)
Da giovedì della prossima settimana partecipero` a un’altra mostra fotografica collettiva al Nikon Salon di Osaka.
Brevi incontri
Da quando fotografo, spesso per la strada rilastano agli occhi le azioni o le situazioni a cui non prestavo molta attenzione in passato.
Oggi, camminando a Umeda, proprio dove ci sono tutti quei palazzi altissimi e passano un sacco di colletti bianchi e blu e altro ancora, ho visto tre uomini che stavano aggiustando il livello di una pietra di cinquanta centimetri quadrati circa della pavimentazione. Uno di loro, forse il capo, se ne stava a braccia conserte mentre altre due persone, uno anziano e l’altro più giovane, stavano controllando la quantità di sabbia e livellando il tutto con una cordicella. Ho chiesto costa stavano facendo: “Stiamo livellando le pietre che sono più alte delle altre. Se non lo facciamo le persone potrebbero inciampare e cadere. È pericoloso.” Sono stato li mentre facevano il loro lavoro, ho fotografato le loro mani che stringevano gli arnesi del mestiere. Avevano un martello di gomma che usavano per dare gli ultimi forti tocchi al loro lavoro. Sono stato li per circa una decina di minuti e hanno livellato due pietre. Ho visto mentre estraevano la pietra dal pavimento, preparavano la sabbia: “non è solo sabbia ma anche un po’ di cemento a presa rapida” e rimettevano la pietra. Il tutto sarà durato per circa cinque minuti. Un lavoro veloce e fatto bene, almeno dalla mia alta posizione di inesperto.
Magari la prossima volta riesco a trovare anche i giardinieri che tengono bene le piante e se mi riesce anche i lavavetri dei palazzi, magari mi fanno fare un po’ di part-time.
















